Le patologie del polso e della mano

INDICE:

  1. Patologie dei tessuti molli
  2. Lesioni traumatiche
  3. Artrite e Artrosi

Per molte persone le mani non rappresentano solo un semplice organo di moto, ma sono un vero è proprio patrimonio, specialmente in quelli che svolgono lavori manuali, si pensi a tutti i terapisti, ai chirurghi, operai, a tutti quelli che quotidianamente, per lavorare, adoperano il computer, e a tantissimi altri. Nonostante ciò la maggior parte delle volte questa struttura non è protetta o curata come si deve, e di conseguenza si presentano varie patologie ai tessuti molli, lesioni traumatiche, artrosi o artrite. Vediamo nello specifico queste patologie e alcuni trattamenti adeguati.

1. PATOLOGIE DEI TESSUTI MOLLI

  • Sindrome del tunnel carpale
  • Sindrome da compressione del nervo ulnare
  • Sindrome del tunnel radiale
  • Tenosinovite stenosante di de Quervain
  • “Dito a scatto”
  • “Dito a martello”
  • Cisti del polso e della mano
  • Morbo di Dupuytren

SINDROME DEL TUNNEL CARPALE

Queste prime tre patologie che vedremo sono definite sindromi canalicolari o da intrappolamento, poiché qualsiasi condizione patologica che occupa il canale in cui passa il nervo può divenire la causa della compressione di quest’ultimo.

In questa sindrome a rimanere intrappolato è il nervo mediano che prima di innervare le tre dita e metà della quarta, passa sotto il retinacolo dei flessori (legamento trasverso del carpo) dove viene compresso dalle strutture sottostanti. I sintomi tipici sono dolore e parestesie (il classico “formicolio”) alle prime tre dita. Molte volte si può avvertire una riduzione della forza unita a difficoltà a tenere gli oggetti in mano che può portare a ipotrofia dell’eminenza tenar. Il sesso più colpito è quello femminile, solitamente colpisce in età adulta (54 anni più o meno).

I test principali per questa condizione patologica sono:

  • Il segno di Tinél che consiste nel percuotere con un dito il nervo mediano a livello del polso. Questo, se positivo, provoca delle piccole scariche elettriche sulle dita innervate da questo nervo;
  • Test di Phalen cioè una flessione energetica del polso che aumenta la sensazione di formicolio. Si possono mettere i dorsi delle due mani a contatto per facilitare il test;
  • Test della sensibilità che consiste nello sfiorare il decorso finale del nervo (dal polso alle dita) e verificare la diminuzione della sensibilità;
  • Test per valutare il deficit dell’opposizione del pollice, unendo il pollice e l’indice a formare un cerchio e resistendo alla forza dell’operatore che cerca di dividere le due dita.

Un trattamento iniziale potrebbe essere l’applicazione di una polsiera o fasciatura per limitarne i movimenti dolorosi. Il trattamento risolutore per eccellenza, al persistere del dolore, è l’intervento chirurgico.

SINDROME DA COMPRESSIONE DEL NERVO ULNARE

Questa sindrome può avvenire sia a livello del gomito, dove il nervo è compresso nella “doccia” ossea epitrocleo-olecranica, sia a livello del polso dove la compressione è dovuta da una lesione e dal conseguente gonfiore che ne occupa lo spazio di passaggio del nervo.

Una deformità in valgismo, o una posizione obbligata in flessione come stare distesi con l’appoggio sui gomiti e altre condizioni possono stirare il nervo e causare dolore sul lato ulnare dell’avambraccio, parestesie sia alla faccia palmare sia a quella dorsale di mignolo e anulare.

Quando la compressione del nervo avviene a livello del polso, la sensibilità è ridotta (ipoestesia) solamente nella parte volare (palmare) delle dita.

La differenza tra il nervo mediano e quello ulnare, a livello della mano, è che il primo viene considerato prevalentemente sensitivo mentre il secondo prevalentemente motorio. Per questo motivo altri sintomi, oltre al dolore e alla ridotta sensibilità, sono l’ipotrofia e ipovalidità dei muscoli dell’eminenza ipotenar, i lombricali, gli interossei, e l’adduttore del pollice, che porta ad avere difficoltà nell’eseguire gesti quotidiani come girare il tappo della bottiglia o una chiave. Proprio sull’adduttore del pollice si basa il principale test di questa patologia (ovviamente oltre ai classici test della sensibilità e della percussione già visti in precedenza):

  • Test di Froment: dove si tiene un foglio con i polpastrelli di pollice e indice di tutte e due le mani, e resistere ad una forza esterna (una terza persona) che cerca di portare via il foglio. Se si è affetti da questa sindrome, per trattenere il foglio, si tenderà a flettere la falange distale del flessore lungo del pollice (innervato dal nervo mediano) sostituendo l’azione dell’adduttore (innervato dal nervo ulnare).

Un primo trattamento incruento può essere l’uso di un tutore per limitare i movimenti. Se nonostante ciò dopo alcuni mesi il dolore permane, su consulto medico, potrebbe essere necessario l’intervento chirurgico.

SINDROME DA COMPRESSIONE DEL NERVO RADIALE

Questa sindrome è data dalla compressione del nervo tra i capi del supinatore breve che provoca dolore sulla parte laterale dell’avambraccio, il quale potrebbe essere confusa con l’epicondilite. Il principale segno distintivo di questa patologie è la “mano cadente” dovuta dal deficit dell’estensione di polso e mano.

TENOSINOVITE STENOSANTE DI “DE QUERVAIN”

Questa patologia colpisce prevalentemente i “gamer” e chi adopera il cellulare per la maggior parte del giorno (quasi tutti ormai) dato che prende il tendine dell’estensore breve del pollice e l’abduttore lungo del pollice (per rileggere i muscoli di polso e mano clicca QUI. Questi tendini decorrono in un canale, e con un movimento continuo in esso vanno incontro ad un ispessimento della guaina tendinea (tenosinovite) andando a comprimente i tendini. I sintomi sono dolore e movimenti limitati dell’articolazione del pollice, e a volte è presente anche una tumefazione sul processo stiloideo del radio. Il principale test da eseguire è il test di Finkelstein in cui viene preso il pollice con le altre 4 dita a formare un pugno, e si porta quest’ultimo in deviazione ulnare andando cosi a stirare tutta la struttura.

Prima di arrivare chirurgicamente alla tenolisi, un primo trattamento si può avere grazie a farmaci antinfiammatori e riposo.

TENOSINOVITE STENOSANTE DEI FLESSORI O “DITO A SCATTO”

Questa è la condizione patologica di schiocco associato a dolore, e si concentra principalmente sul pollice, sul medio e sull’anulare, in entrambi nell’articolazione metacarpo-falangea. I tendini dei flessori decorrono sotto delle pulegge fibrose, e quando la guaina sinoviale si infiamma, riducendo lo scorrimento del tendine e lo spazio tra tendine e puleggia, si crea una sorta di nodulo tendineo, che scorrerà sotto la puleggia con più difficoltà e solamente dopo aver eseguito uno scatto per passare sotto la puleggia. Quindi quando si andrà ad estendere le dita della mano, quello affetto da questa patologia si estenderà per ultimo ed eseguendo uno scatto: “dito a scatto”.

Questo nodulo alla palpazione si presenta molto doloroso e duro, infatti, molti testi confermano che le uniche soluzioni sono le infiltrazioni locali, e in casi gravi la tenolisi, visto che molto raramente la risoluzione avviene spontaneamente.

DITO A MARTELLO”: ROTTURA DEL TENDINE ESTENSORE

Le rotture tendine nella maggior parte dei casi sono spontanee, causate dalla sua degenerazione. Il nome “dito a martello” deriva dal fatto che, la rottura, o meglio, l’avulsione del tendine estensore alla base della falange distale, causa una deformità in flessione della stessa falange distale del dito. Questa è una lesione tipica dei pallavolisti e dei giocatori di basket.

I sintomi sono dolore, gonfiore e incapacità di estendere la falange. Come recitano la maggior parte dei testi, il trattamento è chirurgico e avviene con l’immobilizzazione tramite un filo Kirshner, all’interno del dito, per poco più di un mese.

CISTI DEL POLSO E DELLA MANO

Le cause possono essere molteplici, e la più comune (escluse le cisti sebacee) è la lacerazione della capsula articolare o guaina tendinea, che rilascia di conseguenza il proprio liquido sinoviale (liquido formato per filtrazione del plasma contenente acido ialuronico), il quale va incontro a disidratazione e assume una consistenza gelatinosa. Le sedi tipiche delle cisti sierose, sono sul dorso del polso e nella faccia volare delle dita (palmo). Questa patologia può colpire soggetti sia adolescenti che adulti. Il più delle volte questa condizione patologica è asintomatica, ma nel caso il soggetto sentisse dolore, l’immobilizzazione dell’articolazione potrebbe ridurlo fino al punto da fare regredire la ciste. L’asportazione chirurgica (exeresi) è l’unico trattamento definitivo in caso di dolore.

MORBO DI DUPUYTREN

La causa di questa patologia è una retrazione dell’aponeurosi palmare, che causa la deviazione in flessione delle dita della mano, specialmente del mignolo e dell’anulare. Questa retrazione può scomparire improvvisamente o peggiorare fino addirittura far toccare l’unghia al palmo della mano. In questi casi l’unico trattamento utile è l’asportazione dell’aponeurosi palmare. I soggetti più a rischio sono adulti sopra i 50 anni.

2. LESIONI TRAUMATICHE

  • Fratture
  • Distorsioni
  • Lussazioni

FRATTURE

  • Fratture del polso: sono le più frequenti e colpiscono l’estremo distale del radio. Possono essere di due tipi in base allo spostamento dei frammenti: frattura di Colles, con spostamento a baionetta o a dorso di forchetta, con la mano che si sposta verso l’estensione creando un dislivello con l’asse del radio. Tipica frattura delle cadute sul palmo della mano in estensione; frattura di Goyrand (o Colles inversa), dove la mano sarà in un piano più basso rispetto al radio. Tipico delle cadute con il palmo della mano flesso. Solitamente viene trattato mediante una riduzione manuale unita al gesso per poco più di un mese.
  • Fratture del carpo: la più frequente è quella dello scafoide, che può essere causata da una caduta sul palmo della mano (specialmente negli skaters). Anche se piccola, è una frattura complicata a causa della scarsa vascolarizzazione dei quest’osso.
  • Fratture delle dita: la piu comune di queste è quella del 5° metacarpo chiamata anche frattura del pugile. Nella maggior parte dei casi la frattura viene trattata incruentemente con un gesso con stecche metalliche per qualche settimana, o almeno fino alla formazione del callo osseo, per poi iniziare con dei movimenti di mobilizzazione.
  • Fratture esposte: in questo caso si tratta di gravi lesioni che necessitano dell’intervento chirurgico associano più lesioni: cutanea, ossea, tendinea, nervosa o vascolare. Sono da non sottovalutare complicanze come infezioni, ischemie e tante altre. Molto comuni sono ne amputazioni delle dita in questi casi, dove si procederà al reimpianto se sono coinvolte più dita o il pollice.

DISTORSIONI

La distorsione è la temporanea alterazione dei rapporti articolari tra due capi ossei. La parola “temporanea” la distingue dalla lussazione dove l’alterazione sarà permanente. Nelle distorsioni delle dita si ha una lacerazione dei legamenti collaterali di esse o della placca volare (un ispessimento rivolto verso il palmo della capsula articolare, essenziale per la stabilizzazione del dito). Le lesioni più comune sono due:

  • Lesione del legamento triangolare: la struttura più importante per la stabilizzazione dell’articolazione radio-ulnare (se vuoi ripassare al volo queste strutture articolari clicca QUI.
  • Lesione del legamento collaterale ulnare: forse la distorsione più frequente. Questo legamento si localizza nel lato ulnare dell’articolazione metacarpo-falangea. Molte volte bisogna ricorrere all’intervento chirurgico.

Solitamente queste distorsioni non vengono considerate abbastanza e spesso vengono sottovalutate, un errore comune, ma rimane comunque un grave errore.

LUSSAZIONE

Le lussazioni possono essere isolate oppure associate a fratture. Quest’ultima tipologia comprende la frattura di Galeazzi, che coinvolge la frattura diafisaria del radio (più o meno a metà) e la lussazione dell’estremo distale dell’ulna.

Nelle dita le lussazioni possono colpire sia le articolazioni metacarpo-falangee e quelle interfalangee.

Spesso, specialmente quando non sono associate a fratture, queste lussazioni vengono ridotte manualmente.

3. ARTITE REUMATOIDE E ARTROSI

ARTRITE REUMATOIDE

L’artrite può coinvolgere tutte le articolazioni sia del polso dia delle dita, ma la sede più frequente rimane l’articolazione interfalangea prossimale.

I sintomi principali sono gonfiore e dolore acuto a tal punto da impedire l’esecuzioni di attività manuali quotidiane. Con il passare del tempo, l’erosione ossea progredisce causando divere tipologie di deformità:

  • A bottiniera: con l’articolazione interfalangea prossimale bloccata in posizione di flessione;
  • A colpo di vento: dove si avrà una deviazione ulnare a livello dell’articolazione metacarpo-falangea delle dita;
  • A collo di cigno: con iperestensione dell’articolazione interfalangea prossimale, e flessione dell’interfalangea distale.
  • Prima di arrivare alla chirurgia, un trattamento incruento è rappresentato da tutori e farmaci specifici.

ARTROSI

Questa patologia, nelle dita della mano, colpisce prevalentemente le articolazioni interfalangee distali, dove, a causa di osteofiti e raccolte di liquidi, si creano dei noduli dorsali detti noduli di Heberden. Nelle articolazioni interfalangee prossimali questi noduli prendono il nome di noduli di Bouchard.La deformità principale avviene in flessione.

L’artrosi che colpisce l’articolazione tra trapezio e metacarpo del pollice prende il nome di rizoartrosi, creando una deformità, con il passare del tempo e l’aumentare degli osteofiti, a “Z” con il pollice che si sposta in direzione palmare creando una Z con le due falangi e il metacarpo.

L’artosi può colpire anche l’articolazione del polso, solitamente dopo fratture dello scafoide o del radio. Anche in questo caso i sintomi sono dolore, gonfiore e di conseguenza limitazione funzionale.

Se la patologia causa dolore permanente, consigliato è l’utilizzo di un tutore, andando ad immobilizzare l’articolazione dolente e l’utilizzo di farmaci antidolorifici. Il trattamento chirurgico, solitamente, rimane l’ultima opzione.

[FONTI IMMAGINI: D. A. Neumann, Kinesiology of the musculosketal system. Foundations for rehabilitation, s.l., MOSBY ELSEVIER (2010), Second edition.]