Le patologie del rachide cervicale

INDICE:

  1. Introduzione
  2. Patologie

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1.INTRODUZIONE

Il rachide cervicale comprende l’estremità superiore dell’intera colonna vertebrale ed è composta da 7 vertebre cervicali, le quali sono caratterizzate da una curvatura fisiologica a convessità anteriore. E’ la parte più mobile della colonna, ha come funzione principale quella di proteggere le strutture che passano attraverso il canale midollare, le radici nervose e l’arteria vertebrale, ma ha anche il compito essenziale di sostenere e stabilizzare il capo. Il tratto cervicale è una zona in cui la frequenza con la quale si manifestano patologie dipende dal soggetto, dal tipo di postura che ognuno di noi tiene abitudinariamente in casa, a lavoro e in altre attività quotidiane, ma in linea generale tutti i dolori che si manifestano spaziano in una fascia che va da un semplice disturbo ad un dolore  che rende difficoltosi anche i semplici movimenti di collo e spalle, causando a volte anche un notevole peggioramento della qualità della vita.

2.PATOLOGIE

Il dolore al collo è il sintomo principale che caratterizza diversi tipi di patologie del rachide cervicale e può originare da problemi derivanti sia dalla struttura muscolare, sia da quella articolare e spesso è accompagnato da sintomi secondari quali: mal di testa, rigidità collo e spalle, affaticamenti muscolari e formicolii. Lo si può avvertire subito al mattino o anche durante la giornata in seguito ad un movimento brusco, ad uno sforzo muscolare o ad un semplice colpo d’aria.

Dopo questa breve introduzione andiamo nel dettaglio e iniziamo col descrivere patologia per patologia:

  • Torcicollo

Il più comune tra le patologie del tratto cervicale è appunto il torcicollo, cioè un’imperfetta inclinazione della testa sul collo ed ognuno di noi almeno una volta nella vita ne ha sofferto.

Le cause sono varie e possono essere le seguenti: movimenti bruschi e improvvisi, sforzi muscolari eccessivi, mantenimento di una postura scorretta per un arco di tempo lungo, una posizione errata durante il sonno, un semplice colpo d’aria, ernie cervicali e anche infezioni virali (otite,febbre, ecc.).

Il paziente colpito da torcicollo manifesta una forte limitazione nei movimenti cervicali (flessione e rotazione), involontaria e dolorosa, che crea le condizioni per una deformità transitoria che si risolverà nell’arco di alcuni giorni o di un paio di settimane, sperando di non andare in contro a recidive. I muscoli laterali del collo subiscono contratture che causano l’inclinazione della testa da un lato.

Esistono diversi tipi di torcicollo:

  • La variante più frequente è il Torcicollo Muscolare, dove si verifica una contrazione muscolare forte e dolorosa, citiamo i più coinvolti come sternocleidomastoideo, splenio e elevatore della scapola. Verrà scelto un trattamento diverso in base alla causa scatenante. Nella normalità dei casi, lo si può risolvere attraverso terapia farmacologica grazie alla somministrazione di FANS, miorilassanti muscolari e corticosteroidi. Il dolore a volte però può essere particolarmente intenso, il che richiede l’utilizzo di un collare ortopedico per velocizzare la guarigione e diminuire i sintomi. Per quanto riguardi casi in cui vi è la presenza di ernie, l’unica possibilità per curare il torcicollo è intervenire sulla  causa principale e quindi attraverso un intervento chirurgico o un ulteriore trattamento specifico definito dal medico. Inoltre ci sono casi in cui si ricorrerà a terapie non farmacologiche, in questa circostanza il dolore è più lieve e potrà essere trattato attraverso semplici consigli tra i quali: correzione di eventuali cattive abitudini (posizioni sbagliate nel sonno, posture di lavoro scorrette,ecc..), impacchi caldi soprattutto per quando si hanno muscoli contratti, crioterapia con la semplice applicazione di borse del ghiaccio, evitareil riposo, e praticare dei piccoli esercizi di mobilità del rachide cervicale per eliminare tensioni muscolari e articolari perché l’immobilizzazione causa una maggiore rigidità articolare. Alcuni pazienti ricorrono anche all’agopuntura o a massaggi fisioterapici mirati.
  • Torcicollo DDIM, “disturbo doloroso intervertebrale minore”, simile a quello muscolare, ma a differenza del precedente, provoca possibili punti di acutizzazione del dolore. Esso infatti è causato da movimenti di torsione rapidi del collo e coinvolge spesso la zona anatomica tra le vertebre C2 e C3. In questo caso ci si accerta dell’origine del dolore grazie a test radiografici e il trattamento prevederà l’utilizzo di un collare ortopedico e manovre di rilassamento muscolare fisioterapiche.
  • Torcicollo Sintomatico, detto anche torcicollo “acquisito”, è dipendente da cause differenti, tra le quali conosciamo: nevralgie, lesioni del sistema extrapiramidale (vie e centri nervosi), spasmi psicotici e epilettici, paralisi, labirintiti, condizioni di strabismo, emicranie e febbri convulsive. Il trattamento in questo caso consiste nella somministrazione di farmaci oppure all’intervento chirurgico.
  • Torcicollo Congenito, dovuto a malformazioni che si sono verificate durante la crescita dell’embrione nell’utero, e può essere suddiviso in miogeno e osteogeno. Il primo, quello “miogeno”, è dovuto alla retrazione del muscolo sternocleidomastoideo che causa una evidente inclinazione e rotazione del capo verso il lato opposto del muscolo accorciato. La terapia in questo caso consiste nella somministrazione di pomate anestetiche e di docce gessate nel primo anno di vita, per poi intervenire successivamente chirurgicamente per correggere fin dove possibile la malformazione. Il danno in questo caso è muscolare, infatti alla nascita è possibile notare un ematoma nella regione del muscolo che col tempo si tramuterà in un tessuto fibroso-cicatriziale e causerà la retrazione. Nel secondo caso, quello “osteogeno”, la causa non è muscolare ma articolare; potrebbero verificarsi infatti fusioni tra l’atlante e occipite, restringimenti di due o più vertebre, mancati sviluppi di una metà della colonna vertebrale (emispondilia), mancata discesa della scapola nella sua posizione naturale (scapola alata congenita) oppure una spina bifida cervicale. È un disturbo lento ed è difficile da diagnosticare subito dopo la nascita, ma tra i 10 e i 20 anni risulteranno evidenti le eventuali malformazioni articolari. Porta conseguenze a livello cervicale, causando scoliosi, brachialgie e limitazioni nei movimenti. La soluzione in questo caso consiste nell’applicare apparecchi correttivi.

Tornando al torcicollo classico che colpisce una grande percentuale di persone di tutte le età, possiamo concludere rispondendo ad una domanda che sicuramente tutti ci siamo posti, si può prevenire?

La risposta è chiara, è possibile prevenire il torcicollo se e solo se si cercherà di tenere a mente tutti gli accorgimenti citati in precedenza, occorrerà ricordarsi di assumere posizioni corrette durante i riposini diurni e durante il riposo notturno, evitando la posizione prona per esempio e preferirendo quella in decubito laterale (posizione fetale), bisognerà impegnarsi nel mantenere posture fisiologiche corrette sia in ambienti lavorativi che non, evitare il passaggio da ambienti con temperature completamente diverse tra loro, evitare movimenti bruschi e sforzi eccessivi, praticare regolarmente attività fisica o una semplice ginnastica e per finire, l’accorgimento più importante è quello di evitare correnti d’aria forti che sono la causa principale del torcicollo.

  • Artrosi Cervicale

Prima di andare nel dettaglio, occorre ricordare che l’artrosi  è una malattia cronica e progressiva che tende a peggiorare con il passare del tempo, è caratterizzata dalla degenerazione della cartilagine, ossia quella componente che si occupa di ricoprire e proteggere le estremità ossee di un’ articolazione (per ripassare l’articolazione del rachide cervicale clicca QUI). In un secondo momento però, una volta che la componente cartilaginea risulta notevolmente ridotta, inizieranno a consumarsi tra loro le componenti ossee che, per colpa del loro sfregamento, causeranno dolore localizzato e una forte limitazioni nei movimenti.

Ora andiamo a vedere quello che accade quando l’artrosi colpisce il rachide cervicale.

L’artrosi cervicale, detta anche cervicoartrosi o spondilosi cervicale, causa usura delle superfici articolari delle vertebre, sia per quanto riguarda le articolazioni tra una vertebra e l’altra, sia per quanto riguarda i dischi che sono interposti tra le stesse vertebre. Come in tutte le altre articolazioni si andrà incontro ad un deterioramento che porterà dolori e limitazioni funzionali, ma anche a rigidità del collo, dolori alla testa, nausee e se non curata in modo corretto potrebbe anche andare a coinvolgere le strutture nervose e vascolari che risiedono all’interno della colonna vertebrale, affrontando ulteriori conseguenze negative come dolori e formicolii che possono estendersi fino alle mani.

Le cause possono derivare da difetti posturali che col passare del tempo causano un’usura irregolare maggiore in alcune zone delle superfici articolari rispetto ad altre, ulteriori cause derivano da uno sforzo fisico eccessivo ripetuto costantemente, da artrite reumatoide, da traumi sia sportivi che non come ad esempio il colpo di frusta (che vedremo in seguito),  da posizioni tenute per un periodo di tempo lungo come per esempio in alcuni lavori in piedi o seduti, ma anche da patologie a carico della colonna vertebrale come scoliosi e cifosi.

Come in tutti i casi di artrosi il sintomo principale è il dolore, in questo caso riferito al collo e alla testa , seguono rigidità articolare, difficoltà nel compiere semplici movimenti, nausea, vertigini e anche disturbi alla vista. Un’altra caratteristica è la sensazione di sentire del rumore quando si muove il collo, rumori caratteristici dell’attrito che si viene a creare tra due componenti ossee, le quali sfregando le una su le altre possono dare origine col passare del tempo a delle protuberanze sulle vertebre che prendono il nome di osteofiti, cioè delle sporgenze ossee a forma di becco, che si sviluppano sulle superfici articolari.

Questi osteofiti cervicali rappresentano un’altra tra le patologie del rachide cervicale, essi hanno origine nei bordi dei corpi vertebrali e quindi possono presentarsi sia nello spazio del canale spinale che sui bordi laterali e anteriori del corpo vertebrale. All’interno del canale spinale possono compromettere la circolazione sanguigna, specialmente per quanto riguarda i vasi che portano sangue al cervello andando incontro ad un alterata ossigenazione dell’organo causando stordimento e sonnolenza, ma possono anche compromettere il decorso dei nervi spinali provocando disturbi della funzionalità nervosa sia sensitiva che motoria come la perdita di sensibilità e del controllo muscolare, oltre al dolore, ad un intorpidimento e al formicolio. Nei casi gravi, un osteofita presente, per esempio, superiormente sul bordo laterale del corpo vertebrale può fondersi e unirsi con l’osteofita presente sullo stesso lato ma del corpo vertebrale inferiore della  vertebra sovrastante, creando una unione dei due corpi vertebrali adiacenti. Questi processi osteofitici possono essere causa, o comunque possono partecipare, al processo di formazione delle ernie discali.

Tornando all’artrosi, si può continuare col dire che in presenza dei sintomi è consigliabile eseguire subito una visita ortopedica alla quale seguiranno esami più specifici come ad esempio radiografie,che potrebbero bastare per evidenziare l’artrosi, ma spesso vengono fatte analisi più approfondite (risonanza magnetica, TAC e elettromiografia) per valutare la presenza di ernie o altri problemi a carico della zona da valutare; ci sono pazienti che non presentano sintomi o li presentano in forma lieve sebbene gli esami evidenzino la presenza della patologia.

Purtroppo dall’artrosi non si guarisce, è possibile però assumere farmaci che permettono di alleviare i sintomi e rallentare il processo artrosico come antinfiammatori, miorilassanti e integratori per la cartilagine. Oltre a questo fatto è consigliato cercare di mantenere posture corrette sia a lavoro che in qualsiasi momento della giornata, cercare di eliminare cattive abitudini, fare delle sedute di massaggi fisioterapici, esercizi di stretching e di ginnastica specifici per il collo e eseguire cicli di terapie fisiche riabilitative. Ci sono casi gravi di artrosi in cui è doveroso ricorrere al intervento chirurgico, come ad esempio quando c’è una forte compressione del nervo o del midollo spinale.

  • Ernia cervicale

Per ernia cervicale si intende una sporgenza o fuoriuscita del nucleo polposo del disco intervertebrale, che può andare a comprimere le radici nervose dirette agli arti superiori, e in alcuni casi anche il midollo spinale (mielopatia). Il disco ha la funzione di diminuire gli attriti ossei tra i corpi vertebrali, ma quando questi si avvicinano tra di loro in seguito a sforzi o movimenti errati, tendono a schiacciare i dischi causandone la migrazione verso le strutture midollari. Attorno al nucleo vi è l’anello fibroso formato da una successione di fasci concentrici a decorso obliquo e incrociato rispetto ai fasci vicini. Le fibre in periferia sono più verticali e man mano che ci avviciniamo al nucleo diventano sempre più orizzontali. Il tutto forma il disco intervertebrale che a livello cervicale è quello con lo spessore più basso di tutta la colonna, ma allo stesso tempo quello con la mobilità maggiore.

Sotto pressione assiale, la sostanza del nucleo polposo può migrare gradualmente in varie direzioni. Se le fibre dell’anello fibroso sono ancora forti e resistenti, una forte pressione può determinare il cedimento dei piatti vertebrali, mentre invece se le fibre dell’anello risultano degenerate (fenomeno che incomincia a evidenziarsi dai 25 anni circa) si possono produrre lacerazioni delle stesse causando la migrazione progressiva della sostanza gelatinosa. Le migrazioni anteriori sono molto rare, quelle posteriori e postero/laterali sono più frequenti anche perchè il legamento vertebrale comune posteriore è più debole e meno spesso.

Si possono presentare diverse casistiche:

  • Nel primo caso può rimanere completamente unita al nucleo e bloccata sotto il legamento vertebrale comune posteriore ed è ancora possibile farla tornare in sede con delle trazioni vertebrali. Si parla quindi di ernia non esposta o protrusa.
  • Se peggiora potrebbe perforare il legamento vertebrale comune posteriore, migrando quindi verso il canale. Si parlerà di ernia del disco detta espulsa o estrusa.
  • In altri casi potrebbe rimanere bloccata sotto il legamento, mentre le fibre dell’anello si sono richiuse escludendo ogni possibilità di ritorno in sede normale.
  • L’ultimo caso è rappresentato dalla migrazione del nucleo fino al legamento comune vertebrale posteriore che non si lacera ma rimane intanto facendo scivolare l’ernia verso l’alto o verso il basso. In questo caso si parlerà di ernia migrante sotto-legamentosa.

A livello cervicale le ernie si manifestano soprattutto a livello di C4-C5, C5-C6 e C6-C7.

In questo caso il sintomo principale oltre che il dolore alla testa e al collo (cervicalgia) è la presenza di intorpidimento, formicolio e dolore (talvolta molto invalidante) che si irradiano lungo il braccio fino ad arrivare alle dita e in base alla gravità della patologia i sintomi saranno più o meno forti. Inoltre vi è la presenza di vertigini, nausea e difficoltà di movimento. Altri sintomi sono la sensazione di avere delle scosse elettriche lungo il braccio, l’acutizzazione del dolore ruotando e flettendo il collo, ma anche la sensazione di punture di spilli a livello cervicale.

Le cause principali sono caratterizzate dallo schiacciamento del disco intervertebrale, il quale può derivare da decorso naturale di invecchiamento, dal mantenimento di posture errate, da spondilosi, da disallineamenti vertebrali, da deterioramento dell’anello fibroso, da traumi violenti e improvvisi, ma anche da sforzi eccessivi e tensioni muscolari, senza dimenticare una piccola parte che è più predisposta a questo tipo di patologie per questioni genetiche.

A livello cervicale possiamo distinguere:

  • Ernia cervicale molle

Si riscontra principalmente a livello di C5-C6 e C6-C7, e colpisce soprattutto i soggetti di età inferiore ai 50 anni. Si ha una estrusione del disco nel canale causata dall’usura e dalla degenerazione del disco a seguito di eventi traumatici o in seguito al colpo di frusta.

  • Ernia cervicale dura

Si manifesta in seguito alla degenerazione del nucleo polposo in concomitanza della formazione di osteofiti nel margine del corpo vertebrale.

Il paziente in seguito alla manifestazione dei sintomi descritti in precedenza dovrà eseguire delle indagini cliniche per confermare o no il sospetto della presenza di un’ernia. Si consigliano risonanza magnetica, radiografie, ma anche la tomografia computerizzata e in casi di positività si andranno ad affrontare terapie conservative oppure, se il caso è gravo, terapie chirurgiche. Nel primo caso verranno eseguite sul paziente manovre fisioterapiche mirate a alleviare i sintomi, riducendo la pressione che l’ernia esercita sulle radici nervose e/o sul midollo spinale. Oltre alla possibilità di utilizzare il collare è consigliata anche la somministrazione di  antidolorifici, FANS, corticosteroidi e iniezioni mirate di analgesici per poi intraprendere una riabilitazione e una ginnastica specifica in grado di migliorare la salute sia del tratto cervicale che di tutte le strutture ad esso collegate e prevenire eventuali peggioramenti futuri.

  • Stenosi Cervicale

Per stenosi cervicale si intende il restringimento del canale vertebrale con una conseguente compressione del midollo spinale e dei nervi spinali prima che questi fuoriescano dai forami intravertebrali. È nota anche come stenosi spinale cervicale ed è una delle stenosi più comuni che si manifestano in un individuo. Stiamo parlando di una patologia correlata all’invecchiamento che come cause ha ernie del disco, fenomeni artrosici, danni vari alla colonna vertebrale, spondilolistesi, malformazioni, tumori e la malattia di Paget cioè un rimodellamento osseo che causa deformità scheletriche.

È chiaro che, essendo la conseguenza delle disfunzioni citate sopra, i sintomi della stenosi sono sempre gli stessi e derivano dalla degenerazione sia delle strutture articolari (vertebre, dischi, osteofiti, ecc..) sia di quelle nervose (radici e midollo spinale), ricordiamo infatti dolore al collo, formicolii vari, scosse elettriche, debolezza degli arti, ecc. In casi molto gravi in cui il canale subisce un eccessivo restringimento, la stenosi può alterare le funzionalità sul controllo sia intestinale che vescicale e può causare una compromissione motoria fino alla paraplegia.

Anche in questo caso si farà affidamento al medico, e dopo un’anamnesi iniziale si eseguiranno delle indagini strumentali tramite raggi X, risonanza magnetica, TAC e mielografia.

Il trattamento varia in base alla gravità dei sintomi, se sono lievi si procederà ad un trattamento conservativo che prevede riposo, somministrazione di antinfiammatori, corticosteroidi e sedute di fisioterapia per rinforzare la componente muscolare e migliorare la flessibilità del tratto cervicale; in caso contrario si procederà ad un intervento chirurgico per ridurre il restringimento del canale.

Anche in questo caso alcuni consigli per prevenire tale patologia sono il mantenimento di una postura corretta, l’evitare di sollevare carichi pesanti, adottare uno stile di vita alimentare sano e smettere di fumare perché alcuni studi affermano che il fumo potrebbe essere una possibile causa.

  • Cervicalgia

Uno dei disturbi muscolo-scheletrici più frequenti, viene definito come un dolore generico al collo che può manifestarsi anche per un periodo di tempo molto lungo, mesi o addirittura anni.

Le cause sono numerose, quelle più frequenti sono da attribuire a casi di sedentarietà, a colpi di freddo e al mantenimento di una postura scorretta, poi abbiamo casi in cui la cervicalgia è dovuta a incidenti (colpo di frusta), ernie, artrosi, osteofiti e anche casi in cui durante gesti sportivi vengono fatti sforzi eccessivi. Può essere una causa anche il fatto di dormire su un materasso troppo morbido o un cuscino non adeguato, oppure stare diverso tempo al volante come fanno i tassisti e i camionisti, o anche da fattori di stress.

Il sintomo principale è caratterizzato da un dolore forte e costante nel tempo, la sua dolorabilità non è fissa ma può variare e il tutto si concentra precisamente a livello del rachide cervicale, il quale subirà una forte limitazione del ROM articolare. Anche la cervicalgia come negli altri casi fa avvertire una sensazione di formicolio, intorpidimento e debolezza lungo tutto l’arto superiore. In soggetti di giovane età è associata a contratture muscolari di spalle e collo, mentre invece per soggetti in fascia di età più alte si pensa più a fattori cartilaginei e ossei. In ogni caso la sua intensità varia, ad esempio se un soggetto ha subito un colpo di frusta avrà una sensazione di dolore molto più ampia rispetto a chi magari soffre a causa di posture scorrette durante il sonno.

Possiamo distinguerne tre tipologie:

  • Cervicalgia propriamente detta = il dolore rimane circoscritto nella zona cervicale;
  • Cervicobrachialgia = il dolore va dalla zona cervicale al braccio;
  • Cervicocefalica = in cui si presentano sintomi secondari come alterazione della vista, vertigini e disturbi nella deglutizione.

Apriamo una parentesi sulla Cervicobrachialgia o sindrome cervico-brachiale, una patologia che, come la cervicalgia normale, ha un’altissima frequenza al giorno d’oggi.

Essa è caratterizzata dalla compressione dei nervi spinali da C5 a C8, che causa dolore al collo e ad uno o addirittura entrambi gli arti superiori, coinvolgendo anche la zona scapolare (per ripassare l’innervazione di tali nervi spinali clicca QUI).

In questo caso la classe di soggetti più predisposti  a tale patologia fa parte di lavoratori manuali in cui è previsto la ripetizione continua di determinati movimenti.

Essa potrebbe essere anche una conseguenza di un caso molto particolare detto sindrome dello stretto toracico.

I sintomi, oltre a quello principale del dolore, sono i classici intorpidimenti, formicolii, debolezze muscolari, limitazione nei movimenti, vertigini, cefalee, sonno disturbato, debolezza soprattutto del deltoide e della cuffia dei rotatori e una ridotta capacità dei flessori e degli estensori delle dita della mano.

Il dolore che si manifesta  potrebbe assomigliare ad un dolore bruciante o pulsante, durante la giornata non è fisso ma varia e potrebbe aumentare o diminuire in base al tipo di attività che il soggetto sta facendo.

Scendendo nel dettaglio, possiamo evidenziare il fatto che una compressione del:

  • Nervo C5: causa dolore nella zona antero-laterale della spalla e del braccio con debolezza del deltoide e della cuffia dei rotatori;
  • Nervo C6: causa dolore nella zona antero-laterale dell’avambraccio, nel pollice e nel indice con disfunzioni dei flessori del pollice e dell’indice;
  • Nervo C7: causa dolore nella zona posteriore del braccio e dell’avambraccio, nel pollice e nel indice con disfunzioni agli estensori delle dita;
  • Nervo C8: causa dolore a l’ascella, alla faccia interna del braccio e dell’avambraccio, alla mano, al dito medio e al anulare.

Se trascurata, porta alla grande difficoltà nel compiere semplici gesti quotidiani ripercuotendosi a livello psicologico sul soggetto.

Tornando alla cervicalgia, si descrive la diagnosi, la quale prevede una indagine strumentale con radiografie, TAC, elettromiografie e risonanze magnetiche che aiuteranno il medico a descrivere in modo completo la situazione del soggetto per poi iniziare un percorso in grado di alleviare il dolore, ridurre l’infiammazione e correggere eventuali squilibri posturali del paziente. Possono essere integrati, a delle sedute fisioterapiche, anche degli esercizi di ginnastica posturale per rilassare e potenziare determinati fasci muscolari. Inoltre, in aggiunta all’utilizzo del collare ortopedico, possono essere somministrati farmaci in grado di alleviare il dolore come antinfiammatori, miorilassanti e anche sedute di ozono-terapia. In casi gravi si può ricorrere anche alla chirurgia.

Tale processo di diagnosi, è lo stesso che può essere fatto in caso di cervicobrachialgia.

  • Colpo di frusta

Insorge in seguito ad un evento traumatico che comporta ad un brusco movimento della testa, la quale supera i limiti fisiologici del ROM articolare. Il meccanismo con il quale si verifica è tipico degli incidenti automobilistici, specialmente in quelli in cui il veicolo subisce un tamponamento, al momento del colpo il conducente subisce una forza proiettata in avanti e il capo, cercando di mantenere la posizione iniziale, verrà spostato dietro verso il poggiatesta andando in estensione. In un secondo momento la testa subisce il contraccolpo e viene spostata in avanti andando in iperflessione con una velocità maggiore rispetto al resto del corpo. In casi in cui non sia presente il poggiatesta o venga regolato in malo modo, il danno in estensione del capo risulterà maggiore, mentre invece in assenza di airbag il danno maggiore sarà in iperflessione.

Il colpo di frusta può avvenire in seguito a traumi sportivi o ad altri tipi di incidenti.

Come ben sappiamo la struttura del collo è formata da componenti ossee e muscolari che stabilizzano il tratto cervicale e quando il rachide subisce uno spostamento molto forte e molto rapido, tali strutture possono andare incontro a lesioni, ma fortunatamente nella maggioranza dei casi il trauma non è così forte da causare la lacerazione di qualche fibra muscolare o legamentosa, ma “solo” un loro stiramento.

I casi meno gravi non vanno comunque sottovalutati, in quanto gli effetti negativi possono verificarsi anche nei giorni successivi al trauma con la comparsa della tipica contrattura muscolare cervico-nucale che si manifesta come un segno automatico di difesa del nostro corpo.                  Grazie all’attivazione del meccanismo difensivo vengono bloccati i movimenti del collo, permettendo nello stesso momento di evitare il peggioramento della situazione e consentire il processo di riparazione senza alcun ostacolo.

I sintomi caratteristici del colpo di frusta sono la presenza di dolore a livello cervicale (cervicalgia), rigidità muscolare (flessoria e estensoria), mal di testa, ROM articolare ridotto e il ronzio continuo nelle orecchie.

Nei casi più gravi, dove c’è un interessamento dei dischi intervertebrali e delle strutture nervose, tra i sintomi compaiono formicolii, ernie, brachialgie, sciatalgie, fratture vertebrali (in casi molto gravi) e addirittura alterazioni dell’equilibrio articolare della colonna vertebrale.

Il consiglio è quello di presentarsi subito al pronto soccorso anche senza alcun sintomo particolare perché come detto prima posso presentarsi anche dopo alcuni giorni, quindi eseguire radiografie e TAC in modo da valutare l’entità del trauma.

Inizialmente, il riposo e il collare ortopedico sono le cose più opportune da fare per limitare al massimo il movimento del rachide cervicale, inoltre possono essere assunti farmaci antinfiammatori e miorilassanti. Terminata la fase acuta post trauma, quando l’infiammazione risulta diminuita e il collare viene tolto si incomincia un percorso riabilitativo attraverso terapie fisiche e manipolazioni. Tra le terapie fisiche citiamo la ionoforesi, l’elettroterapia e la laserterapia, per quanto riguarda invece le manipolazioni verranno effettuati massaggi decontratturanti in modo da diminuire ulteriormente infiammazioni e contratture muscolari.

Essendo simile alla cervicalgia, per prevenire il colpo di frusta occorre mantenere una postura corretta, assumere posizioni comode corrette durante il sonno, cercare di ridurre ansia e stress, ripararsi dalle correnti d’aria e evitare sforzi muscolari eccessivi e ripetitivi. Visto che la causa principale sono gli incidenti automobilistici, è consigliato anche posizionare in maniera corretta il poggiatesta e mantenere una posizione di guida corretta.

[FONTI IMMAGINI: D. A. Neumann, Kinesiology of the musculosketal system. Foundations for rehabilitation, s.l., MOSBY ELSEVIER (2010), Second edition.]