Muscoli e movimenti del rachide lombare

INDICE:

  1. Introduzione
  2. Muscoli del tronco
  3. Movimenti del rachide lombare

1.     INTRODUZIONE

Il rachide lombare si trova in una posizione strategica del corpo. Ha base sulla pelvi e supporta il carico della parte dorsale con tutte le strutture annesse; è il tratto più mobile dopo quello cervicale e, a livello di insorgenza, è la sezione del rachide con più problematiche patologiche, come ad esempio lombalgia ed ernia discale. È impossibile scindere il comparto muscolare proprio del rachide lombare da quello anteriore e laterale in quanto il cosiddetto “corsetto anatomico” o “core” per gli amanti del fitness lavora in simbiosi e in armonia per consentire al rachide lombare di essere forte-e-mobile. Prima di proseguire con la lettura è consigliabile avere ben chiare le ossa e le articolazioni del tratto lombare; puoi trovare l’articolo cliccando QUI.

2.     MUSCOLI DEL TRONCO

Come detto nell’introduzione non è possibile scindere i muscoli propri del rachide lombare dai restanti muscoli del tronco, pertanto nel capitolo verranno trattato tutto il corsetto anatomico.

Immaginando di tagliare il tronco trasversalmente e di guardare dall’alto verso il basso è possibile individuare 3 macro-gruppi muscolari:

a) I muscoli del gruppo posteriore che a loro volta si spartiscono in 3 piani (profondo, medio, superficiale).

b) I muscoli latero vertebrali.

c) I muscoli della parete addominale.

a) MUSCOLI DEL GRUPPO POSTERIORE

I muscoli del gruppo posteriore del piano profondo sono tutti intrinseci, presentano quindi inserzioni sulla colonna, pertanto sono anche denominati muscoli spinali dalla colonna e necessitano di un’ulteriore suddivisione e sono:

  • Piano profondo superiore: definiti muscoli erettori della colonna (spinale, lunghissimo, ileo-costale)
  • Intermedio: muscoli trasverso-spinali (semispinali, multifido, rotatori)
  • Profondo: sono i muscoli segmentali brevi (interspinali, intertrasversari)

Questo gruppo di muscoli riguarda il rachide in toto in quanto prendono origine e inserzione in ogni parte della colonna vertebrale, pertanto ti invito a consultarli nell’articolo riferito ai muscoli del rachide dorsale cliccando QUI.

Il piano medio dei muscoli posteriori del tronco è costituito unicamente dal piccolo dentato, denominato anche dentato posteriore, si pone dietro i muscoli delle docce vertebrali ed è ricoperto dal grande dorsale. Origina dalle spinose delle vertebre cervicali e prime 3 toraciche per poi inserirsi sulla II, III, IV e V costa (sezione superiore); trova anche origine dalle spinose delle ultime vertebre toraciche e prime 2 lombari per poi inserirsi sulle ultime 4 coste (sezione inferiore). Questo muscolo è relativamente importante nella respirazione.

Il piano superficiale dei muscoli posteriori del tronco è formato dal muscolo grande dentato, denominatoanche dentato anteriore, prende origine dalle aponeurosi del tratto lombare. Le sue fibre oblique hanno direzione in alto ed in fuori, ricoprono tutti i muscoli delle docce e danno origine a fasci muscolari a direzione transizione obliqua in basso ed infuori.

L’aponeurosi lombare nel suo insieme forma uno strato molto esteso che avvolge la parte postero-esterna della base toracica e va a terminare sull’omero.

L’azione dei muscoli posteriori è essenzialmente quella di estendere il rachide lombare prendendo appoggio sul sacro tirando fortemente il rachide all’indietro, oltre a questo accentua la lordosi lombare, quindi si può affermare che i muscoli posteriori del tronco non raddrizzano il rachide lombare, bensì lo tirano indietro e lo curvano. Inoltre, svolgono un ruolo importante nell’espirazione.

b) MUSCOLI LATERO VERTEBRALI

Il gruppo dei muscoli laterali è costituito da 2 muscoli: quadrato dei lombi e psoas.

  • Il quadrato dei lombi forma un fascio muscolare a forma di quadrilatero disteso tra ultima costa, cresta iliaca e rachide. Distinguiamo 3 tipi di fibre: fibre che uniscono direttamente ultima costa a cresta iliaca, fibre che uniscono l’ultima costa ai processi trasversi delle vertebre lombari, fibre che uniscono i processi trasversi delle ultime 4 vertebre lombari alla cresta iliaca. Ad ogni tipo di fibre corrisponde un livello di profondità: a partire dallo strato profondo troviamo le fibre costo-iliache, poi le trasverso-iliache ed infine costo-trasversarie. Quando il quadrato dei lombi di contrae da un solo lato determina una inclinazione laterale del tronco dalla parte della contrazione, coadiuvato dai muscoli obliquo esterno ed interno dell’addome.
  • Il muscolo psoas è posizionato davanti al quadrato dei lombi, presenta un corpo carnoso ed ha origine da due fasci: il fascio posteriore che si inserisce sui processi trasversi delle vertebre lombari, un fascio anteriore che si inserisce sui corpi vertebrali delle vertebre lombari e su T12. Il corpo muscolare fusiforme appiattito da davanti a dietro si porta in direzione obliqua, in basso e in fuori, segue lo stretto superiore per poi flettersi sul bordo anteriore dell’osso iliaco. Accompagnato nel suo tragitto dal muscolo iliaco termina la sua corsa sull’apice del piccolo trocantere. Oramai questi due muscoli vengono identificati come un’unica unità funzionale, pertanto si parla di muscolo ileopsoas. Data la natura bi articolare quando lo psoas prende la sua inserzione fissa sul femore mentre l’anca è bloccata da una contrazione di altri muscoli ha una forte azione sul rachide lombare di inclinazione dal lato della contrazione associata ad una rotazione della parte opposta; inoltre determina una flessione della colonna lombare rispetto al bacino e contemporaneamente una iperlordosi lombare. Questo è quanto riguarda l’azione dello psoas rispetto al rachide lombare, per l’azione riguardo l’anca c’è un capitolo dedicato, clicca QUI per leggerlo.

Riassumendo, l’azione dei muscoli del gruppo laterale fanno inclinare il tronco dalla parte della contrazione, lo psoas in aggiunta determina una accentuazione della lordosi con rotazione della parte opposta.

c) LA PARETE ADDOMINALE

I muscoli della parete addominale si dividono in retto dell’addome, e muscoli larghi (trasverso dell’addome profondo, obliquo interno intermedio e obliquo esterno superiore). Ogni muscolo ha la macro-funzione di proteggere i visceri interni, aumentare la pressione intratoracica e intraddominale in caso di espirazione forzata, tosse, defecazione e parto.

  • Retto dell’addome: è formato da due muscoli a forma di banda, distesi da una parte all’altra della linea mediana. Hanno origine dalla cresta pubica con  inserzioni sulla V, VI e VII costa più apofisi xifoidea. Le bande si stringono andando verso il basso e sono intersecate da strisce di inserzioni aponeurotiche, due sopra l’ombelico, una quasi sulla stessa linea, una sotto (queste inserzioni sono quelle che definiscono la “tartaruga”). La larghezza del muscolo cala drasticamente sotto l’ombelico per dare origine ad un potente tendine che si fissa sul margine superiore del pube, sulla sinfisi pubica e in alcune fibre verso gli adduttori opposti. I due retti sono separati da uno spazio che segue lo stesso schema di larghezza dei muscoli, più largo sopra e più stretto rispetto all’ombelico: questa linea mediana è denominata linea alba. Le due bande muscolari e la linea alba sono contenuti in una guaina aponeurotica: la cosiddetta guaina dei retti formata dalle aponeurosi dei muscoli larghi dell’addome. La sua azione principale è quella di forte flessione del tronco avvicinando quindi il torace al bacino centralmente.
  • Trasverso dell’addome: forma il piano profondo dei muscoli larghi della parete addominale. Si inseriscono dietro, all’apice dei processi trasversi delle vertebre lombari. Le fibre hanno un’andatura tendenzialmente orizzontale con il compito di contornare la massa viscerale. Le aponeurosi che formano terminano contro la linea alba come se fossero prolungamenti del lato opposto. Fino all’ombelico questi muscoli passano dietro i retti per poi passare avanti una volta sotto la linea immaginaria ombelicale; il muscolo retto perfora la sezione muscolare e si piazza dietro. Da questo schema si può notare che le fibre “profonde” hanno un decorso obliquo, in alto ed in dentro tendendo all’orizzontalità fino arrivare all’ombelico dove vi è il passaggio superficiale e continuando in questo senso le fibre “superficiali” presentano un decorso obliquo, in basso e in dentro fino a terminare sulla sinfisi pubica e sul pube entrando così in un tendine congiunto con il muscolo piccolo obliquo. Questo passaggio da profondo a superficiale del trasverso determina quella che si definisce arcata aponeurotica. Questo muscolo agisce come una fascia appiattendo la parete addominale contro i visceri.
  • Obliquo interno: forma lo strato intermedio dei muscoli larghi della parete addominale. La direzione del muscolo, come suggerisce il nome è obliqua, dal basso verso l’alto e dall’esterno all’interno; si fissa sulla cresta iliaca e le sue fibre  carnose formano uno strato muscolare situato sulla parte laterale dell’addome. Le fibre aponeurotiche terminano sulla decima cartilagine costale e sul processo xifoideo. Prendono parte alla parte anteriore (foglietto anteriore) della guaina dei retti fino ad incrociarsi sulla linea mediana con il loro omologo opposto creando così la linea alba. Anche le fibre inferiori del muscolo obliquo interno entrano nel tendine congiunto e terminano sul margine superiore della sinfisi pubica e sul pube. La loro azione è simbiotica al muscolo obliquo esterno controlaterale.
  • Obliquo esterno: forma lo strato superficiale dei muscoli larghi della parete addominale. La direzione delle fibre dall’alto verso il basso, dall’esterno verso l’interno. Le digitazioni carnose si inseriscono sulle ultime 7 coste e si intersecano, nel passaggio, con quelle del muscolo dentato anteriore. I fasci muscolari sono sulla parte laterale dell’addome e danno origine ad un’aponeurosi a forma di ventaglio ed, esattamente come le aponeurosi dell’obliquo interno contribuiscono alla formazione della linea alba addominale. Le fibre che originano dalla costa IX si dirigono verso il pube e prendono contatto con gli adduttori sia omo che contro-laterali. Le digitazioni della costa X invece terminano nella regione inguinale: due fasci determinano l’orifizio superficiale del canale inguinale il che risulta importante perché è dove su inserisce il legamento inguinale. Se agiscono bi-lateralmente contribuiscono a flettere la colonna mentre se contratti unilateralmente entrano in cooperazione con gli obliqui interni controlaterali per ruotare la colonna portando il torace avanti a bacino bloccato oppure il bacino indietro a torace bloccato oppure in un’azione di flessione laterale avvicinando il torace alla cresta iliaca del lato di contrazione.

Tutti i muscoli della parete addominale che formano il comparto anteriore dei muscoli motori del rachide hanno un ruolo di forza motrice a grande distanza sia di flessione che rotazione. La parete addominale risulta essere un forte flessore di tronco in quanto situati avanti rispetto ad un ipotetico asse rachideo e, data la loro conformazione, mobilizzano sia il rachide lombare che quello dorsale.

3.     I MOVIMENTI DEL RACHIDE LOMBARE

Il rachide lombare ha un range di movimento più ampio del tratto toracico e meno di quello cervicale; individuiamo 3 movimenti: flesso-estensione, inclinazione, rotazione (coinvolgimento anche del tratto dorsale).

  • Flesso-estensione: l’ampiezza varia per ogni individuo ed è fortemente correlato all’età, si può affermare che l’estensione, che si associa ad una iperlordosi lombare, ha un’ampiezza di 30° mentre la flessione si associa ad un raddrizzamento della lordosi ed è pari a 40°. Come per molti tratti del corpo umano con il crescere dell’età la capacità di movimento diminuisce, la massima ampiezza in flesso estensione la si trova a livello di L4-L5 tra i 2 e i 13 anni. Possiamo quindi affermare che l’ampiezza di movimento medio è di circa 60° in totale.
  • Inclinazione o flessione laterale: anche in questo caso la mobilità decresce con l’età, toccando un punto massimo di 62° tra i 2 e 13 anni come per la flesso-estensione per poi dimezzarsi tra i 35 e 49 rimanendo stabile per tutto l’arco di tempo di circa 60° seguendo quindi la capacità di movimento della flesso-estensione. Anche in questo caso ogni tratto del rachide lombare ha diversi gradi di mobilità e anche in questo caso l’ampiezza massima è tra L4 e L5.
  • Rotazione: il movimento di rotazione è molto difficile da isolare per la colonna vertebrale in quanto non è possibile “spezzarla” con i suoi tratti adiacenti, pertanto il tratto lombare è strettamente collegato al dorsale (cerniera lombo-dorsale) e al sacro-coccigeo. Sono stati fatti vari studi a riguardo: durante la marcia, per esempio, è stato studiato che il piano perno è rappresentato da T7-T8, è anche vero che il movimento è talmente modesto (si parla di <1°) che occorrono studi specifici per argomentare tale movimento. Tra la posizione eretta e quella seduta è risultato più semplice misurare da seduta per ovvi motivi di possibilità di maggior isolamento di bacino e piano scapolare. Nella posizione di riferimento da seduta si è fatta una media della rotazione delle 5 lombari: la rotazione è risultata da lato a lato di 10-15° mentre allo stesso metodo prendendo come riferimento il rachide dorsale è stata evidenziata una rotazione di circa 40°. Si evince pertanto che la capacità di movimento del rachide lombare è molto minore rispetto al tratto dorsale.

[FONTI IMMAGINI: D. A. Neumann, Kinesiology of the musculosketal system. Foundations for rehabilitation, s.l., MOSBY ELSEVIER (2010), Second edition.]