Muscoli e movimenti del polso e della mano

INDICE:

  1. Introduzione
  2. I muscoli
  3. I movimenti

1.INTRODUZIONE

Una regione del corpo ricca di recettori sensoriali, di muscoli e articolazioni che permettono alla mano di compiere innumerevoli gesti che ciascuno di noi svolge nell’arco di tutte le giornate, dal prendere degli oggetti, dal comunicare con gesti e tanto altro ancora. E’ la regione anatomica della quale ci serviamo sin da piccoli, quando incominciano a camminare a quattro zampe.

2. I MUSCOLI

Per poter comprendere al meglio l’apparato muscolare della mano occorre subito compiere una classificazione essenziale, che prevede la suddivisione in due gruppi: i muscoli estrinseci e i muscoli intrinseci.

  • I muscoli estrinseci

Originano dal gomito e dall’avambraccio, attraversano il carpo e continuano distalmente sulle dita prendendo inserzione su di esse; la loro azione quindi influenza il movimento sia del polso che della mano.

A loro volta gli estrinseci possono essere classificati in:

Estensori del polso che agiscono solo sul polso:

  • Estensore radiale lungo del carpo: origina dalla faccia posteriore dell’epicondilo dell’omero e dalla faccia posteriore dell’ulna per inserirsi distalmente sulla faccia mediale della base del 2°metacarpale. La sua azione è quella di estendere e abdurre il polso, è un debole pronatore a braccio flesso e supinatore a braccio esteso.
  • Estensore radiale breve del carpo: situato sotto e più laterale del muscolo precedente, origina dall’epicondilo dell’omero , decorre insieme all’estensore lungo del carpo lateralmente al radio per inserirsi infine sulla faccia dorsale della base del 3° metacarpale. La sua azione è quella di estendere e abdurre il polso.
  • Estensore ulnare del carpo: origina dalla faccia posteriore dell’epicondilo dell’omero e si inserisce distalmente sulla faccia mediale della base del 5°metacarpo. La sua azione è estendere e addurre il polso.

Estensori del polso che agiscono sia sul polso che sulla mano:

  • Estensore comune delle dita: origina dalla faccia posteriore dell’epicondilo dell’omero, prosegue fino al carpo dove si divide in 4 tendini che proseguono inserendosi dorsalmente nelle falangi distali delle ultime 4 dita. La sua azione è estendere le ultime 4 dita, distanziarle tra loro e infine collabora all’estensione del polso.
  • Estensore dell’indice: origina sulla faccia posteriore della diafisi dell’ulna e si inserisce dorsalmente sulla falange distale dell’indice. La sua azione è estendere l’indice e collaborare all’estensione del polso.
  • Estensore del mignolo: origina dalla faccia posteriore dell’epicondilo dell’omero e si inserisce dorsalmente sulla falange distale del mignolo. La sua azione è estendere il mignolo e collaborare all’estensione del polso.
  • Estensore lungo del pollice: origina dalla faccia posteriore della diafisi dell’ulna e dalla membrana interossea, per andarsi poi ad inserire dorsalmente sulla base della falange distale del pollice. La sua azione è estendere la falange distale del pollice.
  • Estensore breve del pollice: origina dalla faccia posteriore dell’epifisi distale del radio e dalla membrana interossea per inserirsi dorsalmente sulla base della falange prossimale del pollice. La sua azione è estendere la prima falange del pollice, lo abduce e collabora all’estensione e alla abduzione del polso.

Flessori del polso che agiscono solo sul polso:

  • Flessore radiale del carpo: origina dall’epitroclea dell’omero e si inserisce sulla base palmare del 2° metacarpale. La sua azione è flettere e abdurre il polso.
  • Flessore ulnare del carpo: rispetto al precedente è più mediale, ha due capi che originano dall’epitroclea dell’omero e dall’olecrano ulnare, i 2 capi si uniscono e si vanno a inserire sul pisiforme, sull’uncinato e sul 5°metacarpo. La sua azione è flettere e addurre il polso.
  • Palmare lungo: origina dall’epitroclea dell’omero e si inserisce nell’aponeurosi palmare. La sua azione è flettere il polso e tendere l’aponeurosi palmare.

Flessori del polso che agiscono sia sul polso che sulla mano:

  • Flessore profondo delle dita: origina dalla faccia anteriore dell’epifisi prossimale dell’ulna e dalla membrana interossea per dividersi poi in 4 tendini a livello del carpo, che si andranno a inserire sulla base palmare delle falangi distali delle ultime 4 dita. La sua azione è flettere le falangi distali, flettere il polso e flettere le articolazioni metacarpo-falangee.
  • Flessore superficiale delle dita: origina con un capo dall’epitroclea dell’omero e con l’altro dal margine anteriore della diafisi del radio, diventa un corpo muscolare unico che in prossimità del carpo si divide in 4 tendini che vanno ad inserirsi sulla base palmare sulla base delle falangi intermedie delle ultime 4 dita. La sua azione è flettere le falangi prossimali, flettere il polso e flettere le articolazioni metacarpo-falangee.
  • Flessore lungo del pollice: origina dalla faccia anteriore della diafisi del radio, dalla membrana interossea e dal processo coronoideo dell’ulna, si va poi ad inserire sulla base palmare della falange distale del pollice. La sua azione è flettere la falange distale del pollice, flessione dell’articolazione metacarpo-falangea e carpo-metacarpica del pollice, oltre che a partecipare alla flessione del polso.
  • Abduttore lungo del pollice: origina dalla faccia postero-laterale della diafisi dell’ulna, dalla membrana interossea e dalla faccia posteriore del radio, si va ad inserire dorsalmente sulla base del 1°metacarpale. La sua azione è abdurre il pollice.
  • I muscoli intrinseci

Sono muscoli che a differenza della classe precedente, agiscono solo sul reparto anatomico della mano escludendo l’articolazione del polso.

Possiamo distinguerli a loro volta in diversi sottogruppi:

  • Lombricali: originano dove passano i tendini  del flessore profondo delle dita della mano e si inseriscono sulla faccia laterale delle rispettive falangi prossimali delle ultime 4 dita, quindi abbiamo 4 muscoli lombricali che nascono e decorrono vicini ai tendini del flessore comune profondo delle dita. La loro azione è quella di flettere le articolazioni metacarpo-falangee e estendere le articolazioni inferfalangee prossimali e distali.
  • Interossei: si dividono in interossei palmari e interossei dorsali. I primi sono 3 originano prossimalmente dalla superficie palmare del secondo, quarto e quinto osso metacarpale e si inseriscono distalmente così: il primo interosseo va nella base del lato ulnare del secondo dito, il secondo e il terzo vanno sul lato radiale del quarto e quinto dito; concorrono tutti al movimento di abduzione delle dita della mano. Quelli dorsali sono 4, originano prossimalmente dal lato dell’osso metacarpale adiacente, il primo interosseo si inserisce sul lato radiale del secondo dito, il secondo sul lato radiale del terzo dito, il terzo sul lato ulnare del terzo dito e il quarto sul lato ulnare del quarto dito; concorrono tutti al movimento di adduzione della mano.

Muscoli dell’eminenza tenar:

  • Abduttore breve del pollice: origina dal tubercolo del trapezio e dal retina colo dei flessori e si inserisce sulla base del lato radiale della falange prossimale del pollice. La sua azione è abdurre il pollice a livello dell’articolazione carpo-metacarpica.
  • Flessore breve del pollice: formato dal capo superficiale che origina dal trapezio e dal retina colo dei flessori del polso e da quello profondo che origina dal lato ulnare del primo osso metacarpale, i due corpi muscolari si inseriscono sulla base della falange prossimale del pollice. La sua azione è flettere la falange prossimale del pollice.
  • Opponente del pollice: origina dalla cresta del trapezio e dal retina colo dei flessori per inserirsi sul lato radiale del corpo centrale del primo osso metacarpale. La sua azione è di fondamentale importanza in quanto permette di posizionare il pollice in opposizione delle altre dita orientando lo stesso verso la porzione palmare della mano all’altezza dell’articolazione carpo-metacarpale.
  • Adduttore del pollice:  composto dal capo trasverso che origina dalla doccia del terzo metacarpo, quello obliquo origina dalla faccia frontale della base del secondo metacarpo, del trapezoide e del capitato, i due capi si inseriscono sul lato ulnare della base della falange prossimale del pollice. La sua azione è addurre il pollice all’altezza dell’articolazione metacarpale.

Muscoli dell’eminenza ipotenar:

  • Palmare breve: decorre trasversalmente sugli altri tre muscoli dell’eminenza ipotenar, origina dall’uncino dell’uncinato e si inserisce sulla faccia laterale del 5° metacarpo. Con la sua azione provoca il corrugamento della cute.
  • Abduttore del mignolo: origina dal’osso pisiforme e si inserisce sul lato ulnare della 5° falange prossimale. La sua azione è abdurre la falange prossimale e flettere il quinto dito.
  • Flessore breve del mignolo: origina dall’uncino dell’uncinato e si inserisce sul lato ulnare della 5° falange prossimale. La sua azione è flettere la falange prossimale del quinto dito.
  • Opponente del mignolo: origina dall’uncino dell’uncinato e dal retinacolo dei flessori e si inserisce sul margine mediale del 5° osso metacarpale. La sua azione è flettere e addurre il mignolo.

A rendere tutto più stabile e compatto, per prevenire anche eventuali malformazioni, nel polso sono presenti delle strutture di tessuto connettivo che hanno la forma di “bande”, sono il retinacolo estensore e il retinacolo flessore della mano.

Il primo attraversa il dorso del polso, è ancorato lateralmente al margine anteriore del radio, posteriormente alla cresta radiale e medialmente alle ossa pisiforme e piramidale; la sua funzione è quella di tendere verso il basso i tendini estensori e le membrane sinoviali di tutte le dita e viene anche detto legamento dorsale del carpo.

Il secondo invece circonda il polso in posizione frontale lasciando spazio tra se e le ossa carpali creando così il tunnel carpale, attraverso il quale decorrono i tendini dei muscoli flessori del polso e delle dita e il nervo mediano; è ancorato medialmente all’osso uncinato e al pisiforme, lateralmente si divide in due strati, uno superficiale che si attacca all’osso trapezoidale e scafoide, e uno profondo che si fissa sul trapezio (se vuoi avere una visione più completa dell’articolazione del polso clicca QUI).

3. MOVIMENTI

L’articolazione del polso è definita da due gradi di libertà, la flesso-estensione e la deviazione radio-ulnare.

L’asse sul quale vengono eseguiti i movimenti rappresenta il prolungamento dell’asse dell’avambraccio e passa attraverso la testa dell’osso capitato per poi decorrere in direzione medio-laterale per i movimenti di flessione e estensione ruotando sul piano sagittale per 130°/160° circa, e in direzione antero-posteriore per i movimenti di deviazione radiale e ulnare ruotando sul piano frontale per 50°/60° circa (per ripassare i piani e gli assi di movimento clicca QUI).

  • Flessione del polso

In media la flessione va dai 0° a 70°/85° ed è maggiore di quello dell’estensione di 10°/15°. Nel movimento di flessione oltre portare il polso verso il basso avvicinando la zona palmare all’avambraccio, si verifica anche un leggero movimento di deviazione ulnare.

  • Estensione del polso

In media l’estensione va dai 0° ai 60°/75° ed è quindi minore rispetto al range di movimento di flessione. Nell’estensione oltre al movimento che avvicina la zona dorsale del polso all’avambraccio, si aggiunge un leggero movimento di deviazione radiale.

  • Deviazione radiale del polso

Deviazione chiamata anche abduzione, è quel movimento che permette di avvicinare il pollice al radio e non va oltre i 15°.

  • Deviazione ulnare del polso

Deviazione chiamata anche adduzione, è quel movimento che permette di avvicinare il mignolo all’ulna e avendo un range di movimento di 40°/45° è circa 3 volte più ampio rispetto alla deviazione radiale.

  • Circonduzione

Non è un terzo grado di libertà distinto ma l’insieme dei movimenti descritti in precedenza che combinati tra loro possono permettere alla mano di eseguire un movimento circolare inscritto in un cono, detto cono di circonduzione.

Se associamo alla circonduzione anche i movimenti di prono-supinazione, la mano può arrivare a compiere complessivamente un movimento circolare di 160°/170°.

Per quanto riguarda le dita della mano, senza considerare  il pollice, la cui motilità verrà descritta in seguito, possiamo dire che ciascun dito esegue grazie ai prolungamenti dei tendini muscolari estrinseci e ai muscoli intrinseci, i movimenti di flessione, estensione e piccoli movimenti di abduzione e adduzione.

Le articolazioni coinvolte sono le metacarpo-falangee per i movimenti dell’intero dito e quelle interfalangee per i movimenti delle falangi, insieme consentono una flessione massima simultanea delle dita di circa 90° e una flessione di circa 30°; il movimento isolato dio uno solo tra le 4 dita è limitato dalla tensione dei legamenti interdigitali.

Il dito indice gode di maggiore mobilità rispetto alle altre dita, infatti possiede anche dei movimenti di lateralità (abduzione e adduzione) più evidenti.

Di fondamentale importanza nella seguente regione anatomica è il pollice e i suoi movimenti, esso infatti ha una particolare caratteristica, quella di essere ruotato di 90° rispetto alle altre dita e, grazie soprattutto al muscolo opponente del pollice consente di afferrare gli oggetti con le dita con molta più facilità e libertà imprimendo forza alla presa e permettendoci quindi di compiere piccoli, ma importanti gesti quotidiani come l’impugnare una penna per scrivere, inserire il filo nell’ago e tanti altri movimenti definiti di prensione in cui l’oggetto è trattenuto dalla pressione esercitata dall’opposizione del pollice contro la punta delle altre dita, e di manipolazione in cui l’oggetto è afferrato e immobilizzato dalla mano.

[FONTI IMMAGINI: D. A. Neumann, Kinesiology of the musculosketal system. Foundations for rehabilitation, s.l., MOSBY ELSEVIER (2010), Second edition.]