Le Termoterapie

1. Introduzione alle Termoterapie

Con il termine termoterapia si indica lo scambio di energia termica tra l’ambiente e la superficie corporea a fini terapeutici. Si distinguono due classificazioni: ipertermia o terapia del calore e crioterapia.
Nell’ipertermia si ha la cessione dell’energia termica dall’ambiente al corpo e si può ottenere tramite mezzi esogeni (borsa d’acqua calda, bagni caldi, fangoterapie, paraffinoterapia, docce di vapore o raggi infrarossi) e mezzi endogeni (onde radio ad alta frequenza e onde ultrasoniche). La principale differenza tra questi due mezzi è che nei mezzi esogeni si riscaldano per lo più i tessuti superficiali, mentre nei mezzi endogeni l’azione è focalizzata su quelli profondi.
Il calore ha molteplici effetti:

  • incremento del flusso ematico
  • aumento dell’afflusso di ossigeno e sostanze nutritizie ai tessuti
  • aumento del wash-out dei cataboliti tossici
  • incremento del riassorbimento di edemi e versamenti cronici
  • ipoalgesia (riduzione del dolore) sia per effetto diretto sui nocicettori, innalzando la loro soglia di scarica, sia per un effetto indiretto dovuto all’aumento di secrezione delle endorfine
  • effetto miorilassante grazie all’aumento del metabolismo aerobico e alla regolazione dell’attività di scarica dei neuro-recettori periferici (organo tendineo del Golgi e fusi neuromuscolari)
  • aumento dell’articolarità e dell’estensibilità dell’apparato muscolo scheletrico, incrementando l’elasticità del tessuto connettivo di sostegno, specialmente se associato a manovre di allungamento miofasciale.

Anche la crioterapia (terapia del freddo in un range di +4°C/-2°C) apporta diversi effetti biologici:

  • riduzione del metabolismo basale
  • riduzione del consumo di O2
  • riduzione del flusso ematico, con conseguente diminuzione di edemi, versamenti e processi infiammatori (specialmente acuti)
  • effetto ipo/analgesico, diminuendo la soglia di eccitabilità delle terminazioni nervose (ipoestesia)
  • regolazione del tono muscolare, generando un iniziale aumento e un successivo decremento.

La crioterapia si applica tramite strumenti di tipo esogeno (borse del ghiaccio, spray refrigeranti, bagni freddi..).

Nella pratica clinica, in caso di ematoma, viene consigliata l’immediata compressione della zona con associata crioterapia per 15-20 minuti (se si supera questo minutaggio, l’organismo interverrà producendo l’effetto opposto, riscaldando la zona) alternata a pause libere, tenendo l’arto in elevazione per favorire il ritorno venoso e ridurre l’accumulo di fluidi interstiziali.

Per l’ipertermia le controindicazioni sono diatesi emorragiche, infiammazioni acute, infezioni, ematomi. Nella crioterapia le controindicazioni sono rappresentate dalle arteriopatie obliteranti, malattia di Reynaud, ulcere cutanee, tromboflebiti, ipersensibilità al freddo.

2. Radiazione infrarossa

Sono onde elettromagnetiche con lunghezze d’onda e frequenze localizzate in prossimità della banda visibile, oltre la banda del rosso. Questa banda è molto larga e arriva a comprendere lunghezze d’onda tra 7600 Ȧ e 1 mm (10 milioni di Ȧ).

Si possono individuare tre settori: il vicino infrarosso, il medio e il lontano infrarosso.

Il principale produttore di raggi infrarossi è il sole, costituita per l’80% da un’emissione continua di tutte le frequenze dell’infrarosso. In ogni caso, qualsiasi corpo caldo eroga raggi infrarossi. Questi rientrano nei generatori naturali di raggi infrarossi.

Per quanto i generatori artificiali di raggi infrarossi, sono essenzialmente di due tipi: non luminosi e luminosi.

  • I generatori non luminosi sono costituiti da una bobina avvolta su un cilindro di materiale isolante. Il più comune è il radiatore elettrico. La radiazione emessa da questi dispositivi possiede una lunghezza d’onda compresa tra 50.000 Ȧ e 7.700 Ȧ. La potenza varia da 500 a 3000 W;
  • I generatori luminosi sono i più utilizzati in medicina e sono costituiti da una o più lampade ad incandescenza, realizzate con un filamento di un metallo ad altissima temperatura di fusione racchiuso in un bulbo di vetro. L’incandescenza produce un gran numero di radiazioni: raggi infrarossi, raggi visibili e ultravioletti. Il vetro dei bulbi viene dotato di filtri colorati per assorbire le radiazioni non desiderate. Lo spettro d’emissione in questi dispositivi ha un range di 40.000 – 3.500 Ȧ.

Generalmente le radiazioni sono tanto più penetranti quanto maggiore è la lunghezza d’onda, ma nel caso delle penetrazioni delle radiazioni infrarosse nel corpo umano, questo rapporto si inverte. Le radiazioni superiori a 12.000 Ȧ vengono totalmente assorbite negli strati superficiali dell’epidermide, mentre le radiazioni tra 7.700 e 12.000 Ȧ raggiungono la parte più profonda del derma e del sottocutaneo.

L’energia che la radiazione infrarossa trasporta è assorbita totalmente dai tessuti superficiali dell’organismo e trasformata in calore, che successivamente viene trasmesso ai tessuti più profondi tramite la circolazione sanguigna. Gli effetti della radiazione infrarossa si possono dividere in:

  • Effetti locali, con vaso dilatazione locale, rilassamento muscolare, effetto analgesico;
  • Effetti generali, con aumento del metabolismo, diminuzione della pressione arteriosa sistemica e incremento della sudorazione.

In un trattamento classico si utilizza una potenza di circa 500 W per un’area di 2000 cm2, ad una distanza di 50 cm e per un tempo di 20-30 minuti. Durante l’applicazione è importante la rimozione dei vestiti, che la lampada sia il più possibile perpendicolare alla regione da trattare e che non venga rivolta al volto, in particolare sugli occhi.

La terapia a radiazione infrarossa è impiegata in molteplici situazioni tra cui:

  • Contratture muscolari, contrastando le contratture muscolari involontarie dei pazienti affetti da particolari malattie quali la spasticità e la spasmofilia;
  • Ipotermia da insufficiente circolazione locale, specialmente in pazienti con paralisi del secondo motoneurone;
  • Ulcere trofiche;
  • Artrosi e altre patologie degenerative dell’apparato locomotore.

Questa terapia è controindicata, oltre che negli stati di flogosi acuta, in pazienti con condizioni cardiocircolatorie in compenso precario.

3. Diatermia con onde corte (Marconi terapia)

La Marconi terapia si basa su radiazioni della banda “High frequency” (HF), cioè con frequenza nell’ordine del MHz (27 MHz) e con lunghezza d’onda di tipo metrico.

Questa restrizione è dovuta alla necessità di evitare interferenze con le apparecchiature di radio-telecomunicazione e con gli altri molteplici dispositivi sensibili alle radiofrequenze.

I generatori di onde corte HF sono costituiti da un condensatore a bassa resistenza, detto oscillatore, che si carica e scarica ripetutamente alla frequenza desiderata. La corrente generata induce, a sua volta, un’analoga corrente in un secondo circuito detto circuito risonante; quest’ultima è la corrente ad alta frequenza che viene erogata al paziente.

Questo tipo di onde elettromagnetiche può attraversare un organismo animale senza dare alcun effetto sensibile, in quanto l’alta frequenza non è compatibile con l’eccitabilità neuromuscolare. Tuttavia, l’alta frequenza determina effetti termici (i più utilizzati in fisioterapia) e magnetici.

La terapia Marconi produce diversi effetti sia locali, come la vasodilatazione, con aumento della temperatura sotto la cute, e l’analgesia o meglio ipoalgesia, sia effetti generali, accelerando il metabolismo sistemico grazie all’aumento generale della temperatura.

La potenza di un apparecchio di Marconi terapia, variabile da 0 a 400 W in modalità continua (1000 W in modalità pulsata), va erogata partendo da dosi minime per poi crescere fino a che il paziente non avverta chiaramente il calore, che non deve mai essere fastidioso. Il trattamento va concluso in un tempo di circa 20 minuti.

La terapia ad onde corte può essere erogata in due modalità diverse: capacitiva e induttiva.

  • La modalità capacitiva utilizza lo schema del condensatore, dove le due “armature” sono rappresentate da due circuiti elettrici che devono essere sintonizzati. I tessuti biologici interposti tra i due circuiti rappresentano il “dielettrico”, cioè la resistenza del condensatore che al passaggio della corrente si riscalda. I due circuiti, chiamati elettrodi, possono essere di vario tipo e combinati in maniera assai diversa: elettrodi contrapposti (modalità più utilizzata per trattare strutture profonde o di notevole dimensione); coppia complementare (con gli elettrodi posti sul medesimo piano, ad esempio sul dorso lombare).
  • Nella modalità induttiva si utilizza un solo elettrodo, perciò i tessuti non sono parte integrante del circuito come nel metodo capacitivo, ma subiscono l’induzione delle onde elettromagnetiche, con produzione endogena del calore per dissipazione energetica delle correnti elettriche indotte. Sono due le modalità più note: monode (costituito da un conduttore unico avvolto ad elica piatta, racchiusa in un cilindro di plastica) e spirale (conduttore tubolare flessibile e plastico che si avvolge attorno alla regione da trattare).

Vi sono diverse regole da rispettare quando si utilizza questa terapia fisica. Gli elettrodi non devono mai venire a contatto tra di loro e i cavi non si devono mai incrociare; gli elettrodi, nella modalità capacitiva contrapposta, devono essere posizionati parallelamente tra di loro; gli elettrodi devono essere di diametro leggermente superiore alla regione che si vuole trattare; gli elettrodi devono essere posti a 2-3 cm di distanza dalla cute, poiché l’aria, avendo una bassa costante dielettrica, facilita la penetrazione delle onde elettromagnetiche nei tessuti e evita potenziali ustioni cutanee; se vi sono prominenze ossee nella regione da trattare, la distanza degli elettrodi va aumentata di alcuni centimetri, per non causare un eccessivo riscaldamento della zona; evitare di irradiare le zone vicine alle gonadi o agli occhi; togliere gli indumenti che rivestono la regione da trattare; se la sudorazione è eccessiva, si può interporre tra la zona e l’elettrodo un telo di materiale assorbente; il paziente deve essere posto su una sedia o un lettino di legno o di altro materiale non elettro-conducente.

Le indicazioni terapeutiche della terapia Marconi sono:

  • Alterazioni circolatorie;
  • Flogosi, con giustificate perplessità nel trattare le flogosi acute;
  • Infezioni;
  • Traumi, specialmente per il trattamento di ematomi;
  • Artrosi.

Tra le controindicazioni a questa terapia abbiamo: la presenza di pacemaker cardiaci, protesi acustiche o altri apparecchi elettronici, gravidanza, cartilagini fertili, ulcere gastroduodenali, protesi metalliche, neoplasie maligne.

4. Diatermia a micro onde (Radar terapia)

Questa terapia utilizza onde hertziane della banda Ultra High Frequency (UHF), con una lunghezza d’onda dell’ordine dei centimetri. Il nome “radar” deriva dal fatto che queste onde vengono usate anche nei sistemi radar, e visto che quest’ultimi erano molto famosi in quel periodo si può parlare di vera e propria strategia commerciale.

In Fisioterapia viene utilizzata una frequenza di 2,45 GHz con lunghezza d’onda pari a 12,24 cm. Questa radiazione possiede una penetranza minore rispetto alle onde corte, ma risulta molto più maneggevole di questa, producendo effetti terapeutici simili.

Ad oggi la radar terapia è la termoterapia endogena più diffusa al mondo.

Le onde elettromagnetiche UHF utilizzate in Fisioterapia sono generate da un dispositivo elettronico detto “magnetron”. Queste onde vengono immesse in un cavo coassiale che le convoglia ad un’antenna, situata in un riflettore. L’antenna assieme al riflettore costituisce l’erogatore, cioè lo strumento che viene posto in vicinanza della zona del corpo da trattare.

La differenza principale con la Marconi terapia è che nella Radar terapia il paziente non è mai parte del circuito elettrico, ma subisce il riscaldamento per irraggiamento diretto.

La frequenza ti questa terapia è intermedia tra quella dei raggi infrarossi e quella della Marconi terapia.

L’effetto principale di questa radio-frequenza è il riscaldamento, penetrando nel corpo umano per 1-3 cm. Questa radiazione, infatti, viene rapidamente assorbita dai tessuti ad alto contenuto acquoso, come il muscolo. Dato che il tessuto adiposo è assai meno sensibile al riscaldamento diretto da parte delle microonde rispetto alle onde HF, in questa maniera, viene superato il problema del riscaldamento eccessivo del grasso sottocutaneo, tipico della terapia ad onde corte (Marconi).

A livello locale, gli effetti che provoca sono vasodilatazione, più limitata rispetto a quella provocata dalla onde corte, e analgesia, grazie all’elevazione della soglia del dolore nelle regioni corporee superficiali (sede della maggior parte dei nocicettori dell’organismo).

Gli erogatori, di norma circolari con un diametro di 15-20 cm, possono funzionare in modalità continua o pulsata ad una potenza compresa tra 200 W e 250 W. Il trattamento deve essere erogato per un tempo non superiore a 15-20 minuti in modalità continua; in modalità pulsata, la durata può arrivare anche a 20-30 minuti.

Questa terapia fisica è consigliata in presenza di traumi, con ematomi o edemi localizzati, specie nelle fasi subacuta e cronica; infezioni; artrosi; alterazioni circolatorie.

Le controindicazioni sono simili a quelle delle altre metodiche diatermiche: presenza di dispositivi elettronici endocorporei (pace maker, protesi uditive…); stato di gravidanza; vicinanza di cartilagini fertili di neoplasie ecc.

5. Paraffinoterapia

La paraffinoterapia deve le sue caratteristiche terapeutiche proprio alle particolari proprietà di questa sostanza: la paraffina.

La paraffina è un derivato del petrolio, formata da idrocarburi, che a temperatura ambiente si trova allo stato solido con una temperatura di fusione intorno ai 45°C. La sua applicazione principale avviene a livello della cute allo stato liquido (quindi a temperatura elevata), provocando un deciso aumento della temperatura della zona trattata (il più delle volte sulle mani o sui piedi).

Le indicazioni degli impacchi di paraffina sono: alleviare contratture muscolari; migliorare l’elasticità dei tessuti connettivi; favorire la circolazione e di conseguenza migliorare l’apporto di sostanze nutritive con una più rapida eliminazione delle scorie metaboliche; svolgere un effetto antalgico dato dalla rimozione di sostanze algogene (istamina, acido lattico ecc) e dall’innalzamento della soglia del dolore.

Subito dopo l’applicazione, la paraffina diventa solida, diminuendo di conseguenza il volume e comprimendo la superficie trattata con effetto anti-edema. Svolge, inoltre, un’azione di ostruzione sui pori cutanei causando un accumulo di sudore sopra la pelle.

Attualmente esistono diversi metodi per applicare la paraffina: pennellature, schiuma, bagno, guanto. È consigliabile comunque coprire con un guanto la parte del corpo trattata così da consentire il prolungamento nel tempo degli effetti di questa terapia, mantenendo alta la temperatura della paraffina. Una volta immersa la parte da trattare nella paraffina e, di conseguenza nel fornello scalda paraffina, la si estrae aspettando che questa smetta di gocciolare e si ripete l’operazione per tre/quattro volte. A questo punto, la paraffina aderisce alla zona trattata formando uno strato solido; dopodichè inserire immediatamente la parte trattata in un sacchetto di nylon per mantenere la temperatura della paraffina e coprirla con un guanto termico o di spugna per prolungare l’effetto termico ancora più a lungo. Dopo 15-20 minuti si estrae la zona in questione dal guanto e dal sacchetto di nylon e si rimuove lo strato di paraffina.

Solitamente vengono consigliate 8/10 sedute consecutive (una al giorno) di paraffinoterapia, indicata principalmente per edemi, infiammazioni, postumi di traumi, artrosi, artrite reumatoide, patologie infiammatorie reumatiche in genere, condropatie.