Le patologie del rachide lombare

INDICE:

  1. Lombalgia acuta
  2. Lombalgia cronica
  3. Ernia del disco lombare
  4. Sindrome della cauda equina
  5. Stenosi del canale vertebrale
  6. Lesioni traumatiche

Le sindromi da dolore lombare sono un problema che riguarda un elevato numero di persone, sempre di più. Nonostante questo, sono ancora molto poco conosciute, ma oggetto di numerose ricerche. La possibilità di soffrire di una qualsiasi sindrome dolorosa a carico del rachide lombare durante la propria vita si attesta intorno al 50%-85%.

Il dolore a livello della zona lombare viene definito “lombalgia“, può avere varie cause, ma quelle più diffuse sono senz’altro cause di aspetto degenerativo. Abbiamo una suddivisione principale di tutte le lombalgie, si possono distinguere due macrofamiglie, le lombalgie acute e le lombalgie croniche.

1) LOMBALGIA ACUTA.

Per quanto riguarda le lombalgie acute, hanno un’insorgenza rapida, improvvisa e una durata relativamente breve, intorno alle 4-6 settimane. E’ molto diffusa soprattutto nelle persone più giovani, o comunque in giovani adulti. Avendo un’insorgenza improvvisa è spesso associata a cause meccaniche, come ad esempio il sollevare un peso nel modo sbagliato, oppure un peso eccessivo. Possono insorgere anche in seguito ad un movimento brusco durante uno sport oppure un contrasto traumatico sempre in sport, questa volta limitati ai cosiddetti “sport di contatto”. Tutti questi fattori possono portare a microlesioni legamentose a livello dei legamenti intrapofisari e intraspinosi, oltre che microlesioni del tessuto muscolare di tutti quei muscoli che interessano il tronco a livello lombare. Se ti sei perso quali sono questi muscoli consulta l’articolo sui muscoli del rachide lombare cliccando QUI.

Il dolore in questi casi è molto forte e può portare ad un ipofunzionalità anche elevata che si trasforma nell’impossibilità di mantenere la stazione eretta per molto tempo, o la necessità di cambiare spesso la propria posizione quando si è seduti. Un miglioramento del dolore è possibile in alcuni casi in posizione distesa supina o in decubito laterale con gli arti inferiori flessi. Il dolore ha un’insorgenza prevalentemente notturna, dove, anche per il calo di ormoni eccitatori circolanti, si aggrava alcune volte anche in maniera elevata compromettendo un giusto riposo.

Il trattamento di questo tipo di lombalgia è spesso basato sull’uso di FANS per poter placare il dolore con il loro effetto analgesico, riducendo anche l’infiammazione, facendo attenzione a prendere in contemporanea dei farmaci gastroprotettori per ridurre la loro gastrolesività. Il riposo è fondamentale, almeno nei primi giorni in cui il dolore è sicuramente elevato. Dopo alcuni giorni se non settimane si può procedere con terapie più mirate, come la massoterapia per rilassare la muscolatura e cure fisiche (come laserterapia e tecarterapia). Passato il dolore si può procedere anche con esercizi terapeutici che favoriscano una buona mobilità del rachide e che vadano a restituire la giusta tonicità alla muscolatura del tronco.

2) LOMBALGIA CRONICA.

La lombalgia cronica è rappresentata da un dolore persistente a livello lombare (per più di 1-3 mesi), un dolore di grado meno elevato rispetto alla forma acuta, ma anch’esso causante deficit motori e di mobilità.

A differenza della lombalgia acuta, si presenta maggiormente in persone con età più avanzata, una fascia molto colpita è quella di persone tra i 30 e i 50 anni di età. Per questo motivo si può affermare che molte volte sono causate queste lombalgie da alterazioni a danno del rachide lombare correlate strettamente all’età. Queste alterazioni possono essere un restringimento dello spessore intersomatico, la formazione di becchi osteofitici, dovuti ad artrosi, ecc.

Essendo che quasi sempre sono causate da patologie degenerative a danno delle vertebre, possono essere suddivise in: forma discogena, se colpisce la parte del disco intersomatico, o in forma artrogena, se la patologia colpisce le faccette articolari delle vertebre stesse. La degenerazione del disco è sicuramente la causa più diffusa e anche quella maggiormente correlata all’età e all’attività lavorativa intrapresa durante la vita dal soggetto (lavori pesanti favoriscono l’insorgenza di degenerazioni a danno del disco).

Altre cause possono essere: metaboliche, come l’osteoporosi o l’osteomalacia; spondilolisi/spondilolistesi; neoplastiche; posturali; infiammatorie (spondiliti).

Anche qui il trattamento si basa su consigli preventivi, come ad esempio perdere peso, se il soggetto è in sovrappeso, praticare attività motoria (consigliato il nuoto che non va a sottoporre a stress da gravità la colonna), mangiare sano. Oltre a questi consigli la terapia si può basare sulla massoterapia, l’utilizzo di laserterapia e tecarterapia, ginnastica posturale, tutti trattamenti con l’intento principale di andare a detensionare la zona lombare e allo stesso tempo rafforzarla.

3) ERNIA DEL DISCO LOMBARE.

Dal punto di vista clinico è molto simile all’ernia del disco cervicale (se te la sei persa, insieme alle altre patologie a carico del rachide cervicale clicca QUI). Anche in questo caso la fuoriuscita del nucleo polposo del disco può causare compressione di una radice nervosa, raramente della cauda equina.

In base alla gravità della fuoriuscita del nucleo, l’ernia può essere classificata in: contenuta, espulsa o migrata, che è la forma più grave.

In questi casi il dolore molto spesso è minore nella zona lombare, in quanto si va poi a irradiare lungo il percorso del nervo che nasce dalla radice nervosa compressa dall’ernia stessa. Quello più spesso interessato è sicuramente il nervo sciatico (radice nervosa da L4 a S3), con il dolore che va ad irraggiarsi lungo tutta la parte posteriore della coscia, della gamba fino a raggiungere in alcuni casi il dorso del piede e l’alluce (radice colpita L5) o fino alla pianta del piede (radice colpita S1). In alcuni casi il nervo che viene compresso è il nervo crurale (soprattuto le radici L3 e L4) dando vita alla lombocruralgia.

Per esaminare la presenza di queste compressioni nervose vengono utilizzate dal medico due manovre: la manovra di Lasègue per la lombosciatalgia e la manovra di Wassermann per la lombocruralgia.

4) SINDROME DELLA CAUDA EQUINA.

La cauda equina rappresenta la struttura in cui vengono raccolte le radici spinali da L2 a S4, non è midollo spinale, il quale termina con il cosiddetto “cono midollare” a livello del disco tra L1 e L2. La cauda equina è contenuta all’interno del sacco durale nel canale vertebrale.

Questa struttura è importante perchè quando l’erniazione a livello lombare si instaura in direzione mediana può essere compressa. Questa compressione scatena lombalgia, una sciatalgia bilaterale, anestesia perineale, anche detta anestesia a sella. Tutto questo ha come conseguenza una difficoltà nell’alzarsi da una sedia, deambulare normalmente e nello svuotamento vescicale e/o rettale. Per questo motivo, vista la gravità dei sintomi, è sempre oggetto di intervento chirurgico per eliminare la compressione nervosa a suo danno.

5) STENOSI DEL CANALE VERTEBRALE.

La stenosi è un restringimento patologico del canale vertebrale a livello lombare da cui deriva una compressione nervosa. Le cause di questa patologia sono sia legate alla genetica, infatti alla base troviamo un canale vertebrale stretto congenito, sia a delle motivazioni degenerative, ad esempio la formazione di osteofiti artrosici.

I sintomi riconducibili a questa patologia riguardano quasi sempre una lombocruralgia bilaterale, con un dolore in zona lombare che equivale quello diffuso dall’irradiamento nervoso, a differenza di quanto accade nei casi di erniazione discale.

Un segno tipico di questa patologia è la claudicatio intermittens, ossia dolore e parestesia bilaterale durante la deambulazione che riduce di molto la funzionalità degli arti e la possibilità di libero spostamento del soggetto per tragitti lunghi.

6) LESIONI TRAUMATICHE.

Come già visto anche per le altre zone del rachide, anche qui ci possono essere varie patologie con eziologia traumatica:

  • lesioni amieliniche: ossia tutte quelle lesioni a carico del rachide lombare senza l’interessamento del midollo spinale e di conseguenza senza la lesione del SNC. Possono essere ad esempio delle fratture o delle distorsioni, a livello dell’arco posteriore delle vertebre o del corpo vertebrale.
  • lesioni mieliniche: tutte quelle lesioni che oltre ad interessare la componente ossea del rachide, interessano anche il midollo spinale e di conseguenza il SNC. La lesione completa è sicuramente quella più grave e a livello lombare porta a paraplegia flaccida, ossia paralisi degli arti inferiori e totale o parziale degli sfinteri.

[FONTI IMMAGINI: D. A. Neumann, Kinesiology of the musculosketal system. Foundations for rehabilitation, s.l., MOSBY ELSEVIER (2010), Second edition.]