Le articolazioni della spalla

INDICE:

  1. Articolazione scapolo-omerale.
  2. Articolazione sternoclaveare.
  3. Articolazione acromioclaveare.

La spalla è un complesso di 5 articolazioni che comprendono più ossa: OMERO, SCAPOLA, CLAVICOLA, STERNO e PRIMA COSTA. Le cinque articolazioni che compongono il complesso della spalla sono dunque:

  • 3 articolazioni “vere” dal punto di vista anatomico e funzionale, che sono la scapolo-omerale, la acromio-claveare e la sterno-costo-claveare;
  • 2 articolazioni “false” dal punto di vista anatomico, in quanto non ci sono due superfici ossee a contatto, ma solo uno scorrimento tra superfici, e sono la sottodeltoidea (superficie profonda del muscolo deltoide che scorre sulla superficie superiore della cuffia dei rotatori), e la scapolo-toracica (scorrimento della superficie anteriore della scapola e la parete postero-laterale del torace).

1. ARTICOLAZIONE SCAPOLO OMERALE.

Essa è un’enartrosi con tre gradi di libertà, tra la testa dell’omero (superficie convessa) e la cavità glenoidea della scapola (superficie concava) (per ripassare le articolazioni del corpo umano clicca QUI).

La testa omerale è orientata in alto, all’interno e indietro assimilabile ad un terzo di sfera (circa 30 mm di raggio) non regolare. L’asse della testa forma con l’asse longitudinale della diafisi un angolo detto “d’inclinazione” di circa 135° e, con il piano frontale un angolo detto “di declinazione” di circa 30° che allinea la testa dell’omero rispetto al piano scapolare, dettaglio fondamentale per la funzionalità della spalla.

La cavità glenoidea è situata nell’angolo supero esterno del corpo della scapola ed è orientata in fuori, in avanti e leggermente in alto. Essa presenta una concavità meno marcata rispetto alla convessità della testa omerale (la superficie copre circa un terzo della testa). È circondata da un bordo glenoideo, che sporge ma interrotto dal solco glenoideo nella sua parte antero-superiore. Su di questo bordo è applicato un cercine glenoideo, una formazione fibro-cartilaginea che colma il solco e aumenta leggermente la superficie articolare e la concavità della glena.

Come per ogni articolazione molto mobile, come questa, si hanno degli stabilizzatori sia statici che dinamici.

Tra gli stabilizzatori statici, troviamo:

  • La capsula articolare, ossia una capsula fibrosa a forma di “manicotto” che si inserisce lungo il margine della fossa glenoidea e si estende fino al collo anatomico dell’omero. Essa serve ad isolare la cavità articolare della maggior parte dei tessuti circostanti, inoltre crea una pressione intrarticolare (in quanto il complesso articolare è “chiuso” dalla capsula), così che quando i due capi ossei si allontanano si crea un “effetto suzione”, il quale evita un ulteriore allontanamento e rinforza così l’articolazione;
  • I legamenti, la capsula è relativamente sottile, così che gli strati esterni della porzione anteriore e inferiore, sono rinforzati da questi legamenti. Sono quattro legamenti:
    • il primo è quello più importante, il legamento glenomerale, il quale ha tre fasci a sua volta (superiore, medio e inferiore). Quello superiore va dal tubercolo sovraglenoideo alla piccola tuberosità omerale, quello medio ha lo stesso decorso di quello superiore, ma si trova di poco sotto, infine quello inferiore va dal bordo antero-inferiore del cercine glenoideo fino al margine postero inferiore del collo anatomico dell’omero;
    • poi abbiamo il legamento coracomerale, il quale va dal margine laterale del processo coracoideo verso fuori e leggermente dietro con due fasci, uno fino al margine anteriore della grande tuberosità dell’omero, e l’altro sulla piccola tuberosità omerale;
    • il legamento coracoacromiale, va dal margine laterale del processo coracoideo fino al margine anteriore dell’acromion;
    • infine, il legamento trasverso, che collega la piccola e la grande tuberosità dell’omero ed ha il compito di mantenere il tendine del capo lungo del bicipite brachiale all’interno del solco intratubercolare.

All’interno di questa articolazione svolge un ruolo importante anche la membrana sinoviale, la quale producendo liquido sinoviale serve fondamentalmente a mantenere lubrificata l’articolazione e diminuire l’attrito tra le superfici ossee durante i vari movimenti. Alcune espansioni dirette della stessa formano delle borse, come la borsa sottoscapolare, la borsa subacromiale (sopra il sovraspinoso e sotto al processo acromiale, serve a proteggere il sovraspinoso), la borsa subdeltoidea (che evita un eccessivo sfregaemento tra deltoide e testa dell’omero).

Gli stabilizzatori dinamici, invece, sono rappresentati dalle forze prodotte dai muscoli, i quali si dividono in due gruppi (mobilizzatori distali, i quali originano da scapola e clavicola e si inseriscono sull’omero, es deltoide o bicipite brachiale) e stabilizzatori prossimali [originano dalla colonna, dalle coste e dal cranio e si inseriscono sulla scapola e sulla clavicola, es trapezio o dentato anteriore]) i quali hanno un’importante interazione cinetica coordinata, per rendere ottimale la funzionalità della spalla (per saperne di più sui muscoli della spalla clicca QUI).

Una delle strutture muscolari più importanti per la stabilità di spalla è rappresentata dalla cuffia dei rotatori, quattro muscoli che rinforzano direttamente la capsula articolare ricoprendola (sovraspinato, sottospinato, sottoscapolare e piccolo rotondo). Essi formano una cuffia, appunto, che protegge e stabilizza attivamente l’articolazione durante le attività dinamiche. Esistono due aree in cui non abbiamo la copertura della cuffia, chiamato intervallo dei rotatori.

2. ARTICOLAZIONE STERNOCLAVEARE.

Questa è un’articolazione sinoviale a sella, anche se funzionalmente è un’enartrosi. Essa è l’unico punto di connessione tra il cingolo scapolare e il tronco (gabbia toracica).

Le superfici articolari sono l’estremità supero-mediale del capo mediale della clavicola, la faccetta articolare (incisura claveare) dello sterno e l’adiacente porzione superiore della superficie mediale della prima cartilagine costale. Non essendo superfici articolari molto congruenti, la loro congruenza è aumentata da un disco fibrocartilagineo interposto.

Gli stabilizzatori anche qui si dividono in statici e dinamici. Gli stabilizzatori statici sono:

•La capsula articolare, la quale ricopre tutta l’articolazione dal margine claveare a quello sternale e inferiormente passa al di sopra della cartilagine della prima costa.

•I legamenti, i quali ricoprono la capsula e la rinforzano sono:

  1. Legamento sternoclaveare: ha due fasci, uno anteriore che va dalla superficie antero-superiore della clavicola alla superfice antero-superiore dello sterno; uno posteriore che va dalla superficie postero-superiore della clavicola a quella postero-superiore dello sterno. Questi due fasci rinforzano la capsula anteriormente e posteriormente;
  2. Legamento interclaveare: collega i margini superiori dei due corpi sternali delle due clavicole, rinforzando superiormente la capsula;
  3. Legamento costoclaveare: è extracapsulare ed è molto resistente. Va dalla superficie inferiore e posteriore del capo mediale della clavicola verso il basso e si inserisce sulla superficie superiore della prima cartilagine costale. Ha due fasci, uno anteriore ed uno posteriore, che stabilizzano l’articolazione durante i movimenti della clavicola (a parte il movimento verso il basso).

•Il disco fibrocartilagineo.

3. ARTICOLAZIONE ACROMIOCLAVEARE.

È un’articolazione artrodia sinoviale, tra l’estremo laterale della clavicola e la superficie articolare sul margine antero-mediale del processo acromiale della scapola. Essendo un’artrodia, abbiamo un piccolo movimento di scivolamento e scorrimento tra le superfici articolari, che è pero fondamentale e importantissimo per l’orientamento della scapola nello spazio durante i movimenti della scapolo-omerale. Tra le due superfici articolari è presente spesso un disco fibrocartilagineo.

L’articolazione è avvolta da una capsula fibrosa, più robusta nella parte superiore, rinforzata direttamente dai legamenti acromion claveari (superiore e inferiore).

Inoltre, troviamo un importante legamento extrarticolare, il legamento coracoclaveare, diviso in due fasci:

  • CONOIDE (postero-mediale): si estende quasi verticalmente dalla base prossimale del processo coracoideo della scapola fino al tubercolo conoide (superficie inferiore) della clavicola;
  • TRAPEZOIDE (antero-laterale): si estende in una direzione supero-laterale dalla superficie superiore del processo coracoideo della scapola, fino alla linea trapezoidea sulla clavicola.

Ecco alcuni esercizi per migliorare la mobilità della spalla. Clicca QUI per leggere l’articolo.

[FONTI IMMAGINI: D. A. Neumann, Kinesiology of the musculosketal system. Foundations for rehabilitation, s.l., MOSBY ELSEVIER (2010), Second edition.]