Le alterazioni del tratto lombare (Prima Parte)

1) Cos’è la lordosi lombare?

II termine lordosi identifica la curvatura, sul piano sagittale, a convessità anteriore, della colonna vertebrale.

Una certa curvatura della colonna vertebrale è fisiologica, quindi la lordosi non indica di per sé una condizione patologica; le cose però cambiano se tale curvatura è decisamente accentuata; in tal caso si dovrebbe parlare più propriamente, di iperlordosi; o al contrario, se la curvatura risulta decisamente ridotta, si dovrebbe utilizzare il termine ipolordosi. Molti studiosi però, con uso improprio, utilizzano il termine lordosi per riferirsi a un quadro dai connotati patologici. Se osserviamo un rachide normale sul piano sagittale mediano, è possibile individuare due tipologie di curvature: le lordosi e le cifosi. Partendo dall’alto abbiamo quindi una lordosi cervicale seguita dalla cifosi toracica, troviamo poi la lordosi lombare e infine la cifosi sacro-coccigea. La lordosi lombare è la fisiologica curvatura della colonna vertebrale formata dalle 5 vertebre lombari: L1, L2, L3, L4, L5.

Si parla di accentuazione della lordosi (iperlordosi) nel momento in cui l’angolo di curvatura lombare è maggiore di 40-50° circa. Un’accentuazione della lordosi è un quadro patologico, che viene riscontrato molto più frequentemente nei soggetti di sesso femminile; ciò dipende sostanzialmente da due fattori: una conformazione ossea differente da quella maschile e abitudini culturali diverse; difatti molte donne indossano calzature con tacchi alti e tale abitudine provoca un accorciamento della muscolatura paravertebrale e costringe a una postura iperlordotica. Un’accentuazione della fisiologica lordosi avviene anche nel corso degli ultimi mesi di gravidanza.

2) Perché è importante evitare un’accentuazione o una riduzione della lordosi?

Perché in presenza di una corretta lordosi la pressione viene distribuita in modo uniforme sui pilastri anteriore (disco e corpo vertebrale) e posteriore (faccette articolari); la colonna vertebrale risulta quindi più solida e sarà in grado di sopportare e supportare senza particolari problemi, pressioni di una certa intensità. Un’accentuazione della lordosi si verifica generalmente per due motivi: muscoli addominali deboli e retrazione dei muscoli ileo-psoas (muscoli che flettono e ruotano esternamente la coscia e flettono e inclinano lateralmente il tronco).

3) Cosa fare quindi in presenza di un quadro di accentuata lordosi?

La cosa fondamentale è quella di imparare a gestire correttamente la colonna vertebrale, sia nelle posture che nei movimenti con sforzi. È molto importante eseguire esercizi di allungamento dei muscoli ileo-psoas ed esercizi di allungamento dei muscoli che stabilizzano la colonna vertebrale. In molti casi la lordosi subisce una determinata riduzione e quindi si parlerà in questo caso di ipolordosi; ciò avviene generalmente a causa di posture statiche prolungate non corrette; il tipico caso è quello delle persone che svolgono lavori statici e che non effettuano un’adeguata attività fisica che compensi la loro sedentarietà. La mancanza o l’accentuata riduzione della lordosi provoca a lungo andare, debolezza, instabilità e minor resistenza della colonna vertebrale con conseguente incapacità di sopportare le pressioni. È ovvio che questo quadro non può essere risolto soltanto attraverso massaggi e terapie di tipo farmacologico; diventa infatti indispensabile una modificazione dello stile di vita che deve diventare più attivo. Sono poi da evitare, nei limiti del possibile, quelle posture e quei movimenti che costringono la colonna vertebrale in flessione; è importante eseguire in modo corretto e con la giusta gradualità esercizi che mobilizzano in estensione la colonna vertebrale.

4) Quali sono i muscoli antiversori/anteroversori e retroversori?

I muscoli che operano sul bacino si comportano come una coppia di forze che possono agire sia sinergicamente che in senso deformante o correttivo. Se collaborano tra loro, concorrono ad equilibrare il bacino, quando invece una delle due coppie prevale sull’altra, si ha un aumento o una riduzione dell’inclinazione del bacino rispetto alla posizione ritenuta normale. Ne conseguono nel primo caso, l’iperlordosi, mentre nel secondo, l’appiattimento della colonna lombare.

Nella stazione eretta controllata, cioè attiva, l’azione del carico porterebbe il tronco a flettersi/sbilanciarsi in avanti, se non ci fosse l’azione contrastante del grande gluteo; nella stazione eretta passiva, quando ci si sbilancia verso indietro, è lo psoas-iliaco ad impedire la caduta in questa direzione.

È bene considerare l’azione dei muscoli che equilibrano il bacino, dividendoli in 2 grosse classi: anteroversori/antiversori e retroversori.

Agiscono come muscoli anteroversori nella stazione eretta, in condizioni di carico, i muscoli lombari, il retto anteriore, il tensore della fascia lata, il sartorio, l’ileo-psoas, gli adduttori medio e piccolo e tutti i muscoli lombari.

Sono muscoli retroversori, il trasverso, gli obliqui interno ed esterno, il retto addominale, il grande gluteo, il bicipite femorale, il semitendinoso, il semimembranoso, il grande adduttore.

5) Quali sono i migliori esercizi riabilitativi?

Al di là della sintomatologia che viene trattata con farmaci (antidolorifici ed antinfiammatori), o con plantari prescritti dagli ortopedici, le alterazioni della zona lombare si contrastano attraverso esercizi riabilitativi e sport incentrati sul miglioramento della curvatura. Nei casi gravi, in cui si va a compromettere la deambulazione, si può ricorrere all’intervento chirurgico per ripristinare la posizione corretta delle vertebre; risulta però essere una procedura estremamente invasiva.

Il principale approccio terapeutico per i problemi alla zona del rachide lombare è di tipo riabilitativo attraverso manipolazioni o attraverso esercizi da svolgere in centri specializzati o anche a casa.

Esercizi proposti:

  1. Posizione di partenza -> soggetto disteso sul tappetino in posizione supina, braccia in flessione sopra la testa e gambe piegate (ginocchia flesse e pianta del piede in appoggio al suolo). Da questa posizione, il paziente dovrà contrarre i glutei e l’addome (retroversione del bacino), cercando di far aderire il più possibile la colonna vertebrale al tappetino. Dovrà cercare di mantenere la contrazione isometrica per 5-10 secondi, successivamente andrà a rilassare la muscolatura. Ripetere l’esercizio almeno una decina di volte.
  • Posizione di partenza -> soggetto disteso sul tappetino in posizione supina, braccia distese lungo i fianchi, gambe piegate e piedi uniti. Ruotare l’anca destra di modo tale che il ginocchio vada in appoggio sul sinistro. Mantenere la posizione per 5-10 secondi, ritornare alla posizione iniziale e ripetere l’esercizio dall’altro lato. Esercizio da svolgere 5 volte per lato.
  • Posizione di partenza -> soggetto seduto su una sedia, piedi in appoggio al pavimento. Flessione del tronco in avanti lasciando le braccia a penzoloni, di modo che possano toccare il terreno. Mantenere la posizione per 5-10 secondi. Ripetere l’esercizio almeno 5 volte.
  • Posizione di partenza -> soggetto eretto con piedi distanziati tra loro di circa 10-15cm, ginocchia leggermente flesse. Flessione del tronco in avanti, cercando di raggiungere il pavimento con le mani. Rimanere in posizione per 5-10 secondi, senza svolgere movimenti sostitutivi o artificiosi (es: sollevamento dei talloni da terra). Una volta trascorsi i 5-10 secondi, distendere le ginocchia e sollevare i talloni, mantenendo la nuova posizione per 30 secondi. Ripetere il tutto almeno 5 volte.

Per migliorare la problematica dell’ipolordosi e dell’iperlordosi si consiglia di fare sport che permettono di:

  • allungare la colonna vertebrale;
  • ridurre la compressione sui dischi intervertebrali;
  • rafforzare la muscolatura paravertebrale.

Un esempio tipico di attività fisica che aiuta i soggetti che soffrono di questo disturbo è il Pilates, il quale prevede l’esecuzione di esercizi di allungamento che possono aiutare a ristabilire l’equilibrio. Anche il nuoto può aiutare a ridurre il carico sulla colonna grazie ai movimenti svolti in acqua.