L’articolazione temporo-mandibolare (ATM)

INDICE:

  1. L’articolazione temporo-mandibolare
  2. I legamenti articolari
  3. I movimenti e i muscoli dell’ATM

1. L’ARTICOLAZIONE TEMPORO-MANDIBOLARE

L’articolazione temporo-mandibolare è la struttura che permette alla mandibola di articolarsi direttamente con il cranio. Questa articolazione è una diartrosi bicondiloidea doppia (rispolvera la tua memoria andando a rileggere l’articolo sulle tipologie di articolazioni del corpo umano cliccando QUI) che si forma tra i due condili mandibolari e le fosse glenoidee delle due ossa temporali. In realtà queste due superfici articolari non sono congruenti, ma grazie all’azione del disco intrarticolare questa incongruenza viene ridotta. Il disco è un piatto ovale di tessuto fibroso, con la porzione centrale spessa 1 cm circa e gli estremi che raggiungono uno spessore che varia da 2,0-2,8 cm. Davanti il disco si inserisce in prossimità del condilo, mentre dietro s’inserisce a livello dell’osso temporale. Il disco svolge un’azione molto importante durante il movimento della mandibola, adattandosi ai movimenti stessi. Un’altro ruolo importante è quello della stabilità, infatti, se il disco articolare è in buone condizioni e quindi è dello spessore giusto, quando si ha una compressione, la zona centrale si schiaccia appiattendosi, mentre gli estremi si rigonfiano opponendosi di conseguenza alla dislocazione.

La definizione di bicondiloidea deriva dal fatto che essa avviene tra il condilo mandibolare e quello temporale, mentre il termine doppia perchè in qualsiasi movimento mandibolare vengono interessate entrambe le articolazioni (quella di destra e quella di sinistra).

Entrambe le superfici articolari, quindi sia il condilo della mandibola e la fossa mandibolare (osso temporale) non sono ricoperte da cartilagine ialina con nella maggior parte delle diartrosi, ma da uno strato di tessuto fibrocartilagineo. Questo tessuto offre il vantaggio di distorgersi maggiormente quando viene sottoposta ad un carico rispetto al tessuto ialino, favorendo così l’adattamento tra le superfici articolari stesse (riguarda l’articolo sulle ossa e le suture del cranio, clicca QUI).

Come detto le due superfici articolari sono il condilo della mandibola, composto da un collo e una testa leggermente più piccola della fossa mandibolare, che rappresenta la seconda superficie articolare, una cavità a forma ovoidale dell’osso temporale per l’alloggio del condilo, che si estende dalla fessura timpano-squamosa al margine anteriore del tubercolo articolare.

2. I LEGAMENTI ARTICOLARI

  • La capsula articolare: è un manicotto fibroso sottile e lasso che circonda le superfici articolari e il disco. Si inserisce sopra i bordi della fossa mandibolare e sul collo della mandibola, anteriormente sul tubercolo articolare e posteriormente sul margine della fessura petro-timpanica. Nella zona disco-temporale la capsula è più lassa permettendo così i movimenti liberi del disco rispetto alla fossa mandibolare. La zona condilo-discale è caratterizzata da una capsula più rigida.
  • I legamenti: in posizione di riposo queste strutture, oltre a mantenere i rapporti tra i capi articolari, hanno anche la funzione di permettere, guidare e limitare i movimenti entro ampiezza consentire dall’anatomia dell’ATM. I legamenti hanno quindi funzioni di stabilizzazione, controllo e protezione dell’articolazione. I principali legamenti dell’articolazione temporo-mandibolare sono:
  1. Legamento laterale: ha un’inserzione ampia sul bordo inferiore del tubercolo del processo zigomatico. Da questo punto le fibre si dirigono in basso unendosi a quelle della capsula articolare per inserirsi poi sulla porzione laterale (fascio obliquo) e posteriore (fascio orizzontale) del collo mandibolare. Durante l’escursione mandibolare, questo legamento trattiene il condilo in stretto rapporto con il disco e con il tubercolo articolare (zigomatico), impedendo un distacco verticale e posteriore che porterebbe ad un’instabilità dell’ATM.
  2. Legamento sfenomandibolare: è un fascio robusto e sottile, disposto sul versante mediale dell’articolazione (all’interno). La sua inserzione avviene a livello della spina angolare dello sfenoide, portandosi poi verso il basso e ancorandosi sulla faccia interna della mandibola (più o meno sul prolungamento della linea dentale). L’ancoraggio avviene tramite una biforcazione del tessuto che prende il nome di “lingua”.
  3. Legamento stilomandibolare: viene considerato come un ispessimento della fascia cervicale profonda. Esso si estende dalle vicinanze dell’apice del processo stiloideo fino alla parte inferiore del ramo della mandibola, vicino all’angolo mandibolare.

A differenza del legamento laterale, questi due legamenti sono mezzi di unione a distanza , ma nonostante questo hanno un ruolo importante nei movimenti di apertura e protrusione della mandibola.

3.I MOVIMENTI E I MUSCOLI DELL’ATM

Vediamo ora tutti i muscoli che eseguono i movimenti mandibolari:

MUSCOLI CHE ELEVANO (ALZANO) LA MANDIBOLA

  • Massetere: questo muscolo di forma quadrilatera si distingue in una parte superficiale ed in una profonda. La parte superficiale origina dal processo zigomatico dell’osso mascellare e dai due terzi dell’arcata zigomatica. L’inserzione avviene a livello della superficie esterna dell’angolo della mandibola. La parte profonda origina dalla superficie profonda dell’arcata zigomatica e si inserisce sul processo coronoideo della mandibola. L’azione principale di questo muscolo è l’elevazione della mandibola, avvicinando così i denti inferiori a quelli superiori, e inoltre, le fibre superficiali aiutano a tirare la mandibola in avanti nei movimenti di protrusione. Innervazione: nervo trigemino (C2-C3)
  • Pterigoideo interno: anch’esso di forma quadrilatera origina dalla faccia mediale della lamina pterigoidea laterale e dal processo piramidale dell’osso palatino. Si inserisce sulla faccia mediale della mandibola, a cavallo dell’angolo mandibolare. La sua azione di elevazione della mandibola è molto importante durante il processo di masticazione. Innervazione: nervo trigemino.
  • Temporale: è un muscolo largo e piatto, di forma simile a quella di un ventaglio. Origina dalla fossa temporale dell’osso temporale, per poi inserirsi sul processo coronoideo oltre che sul margine anteriore del ramo della mandibola. L’azione di questo muscolo si divide in base alle sue fibre. Le fibre posteriori riportano in posizione la mandibola protratta precedentemente (retraendola), mentre le fibre anteriori e verticali chiudono la bocca elevandola. Innervazione: nervo trigemino (C2-C3).

MUSCOLI CHE DEPRIMONO (ABBASSANO) LA MANDIBOLA

  • Digastrico: muscolo con due ventri, uno anteriore e uno posteriore uniti da un tendine intermedio. Il ventre posteriore origina dalla superficie mediale del processo mastoideo per poi portarsi in avanti e in basso verso il tendine intermedio che viene tenuto saldamente ancorato all’osso ioide da una staffa tendinea. Il ventre anteriore, partendo dal tendine intermedio, si inserisce sulla fossetta digastrica sul margine inferiore della mandibola, vicino al centro del mento (leggi l’articolo sulle classificazioni muscolari per saperne di più, clicca QUI) L’azione principale è quella di abbassare la mandibola, ma può anche aiutare durante la sua retrazione. Innervazione: nervo facciale (ventre posteriore) e nervo miloioideo (ventre anteriore).
  • Miloioideo: origina dalla linea miloioidea della superficie interna del corpo della mandibola. Le fibre che provengono da destra e da sinistra si inseriscono sulla proiezione della linea mediana che dal mento arriva all’osso ioide attraverso una formazione fibrosa mediana. L’azione di questo muscolo è molto importante nella deglutizione perchè oltre ad abbassare la mandibola eleva anche l’osso ioide. Innervazione: nervo miloioideo
  • Genioioideo: piccolo muscolo situato in profondità rispetto al miloioideo. Origina dalla spina mentale inferiore (sulla superficie posteriore del mento) e si inserisce sulla superficie anteriore dell’osso ioide. L’azione che svolge è quella di innalzare l’osso ioide o abbassare la mandibola. Innervazione: ramo principale di C1
  • Platisma: si mostra come un’ampia e piatta lamina muscolare che copre superficialmente e anteriormente il collo. Origina dalla cute e dalla parte superficiale della gabbia toracica per inserirsi sul margine inferiore della mandibola. La sua azione è quella di deprimere la mandibola, specialmente durante l’espressione dell’orrore, deprimendo gli angoli e il labbro inferiore della bocca. Questo muscolo, infatti, viene considerato come un muscolo mimico. Innervazione: nervo facciale.

MUSCOLI CHE PROTRAGGONO (PROIETTANO IN AVANTI) LA MANDIBOLA

  • Pterigoideo esterno: questo muscolo è composto da due capi, uno superiore che origina dalla superficie inferiore dell’osso sfenoide, e uno inferiore che origina dalla superficie laterale della lamina laterale del processo pterigoideo. I due capi si vanno ad inserire entrambi sulla superficie anteriore del collo della mandibola sulla capsula e sul disco dell’ATM. L’azione di questo muscolo trascina la testa della mandibola e il disco sull’eminenza articolare. Questo movimento si può osservare durante la protrazione e apertura della bocca. Quando sia il pterigoideo interno e il pterigoideo esterno si contraggono contemporaneamente la mandibola viene proiettata in avanti fino a che i denti dell’arcata inferiore si portano davanti a quelli dell’arcata superiore. Innervazione: nervo trigemino.
  • Pterigoideo interno.
  • Massetere.

MUSCOLI CHE RETRAGGONO LA MANDIBOLA

  • Temporale.
  • Digastrico.
  • Genioioideo.

Per quanto riguarda la masticazione e la deglutizione occorre tenere in considerazione anche l’osso ioide e i muscoli che lo abbassano, sternoioideo, sternotiroideo, tiroioideo e omoioideo, o che lo innalzano, stiloioideo, digastrico, miloioideo e genioioideo.

Si possono identificare cinque movimenti principali della mandibola, che sono:

  • Protrusione, la mandibola viene portata in avanti in modo che la testa di essa si articoli con il tubercolo articolare dell’osso temporale;
  • Retrazione, la mandibola viene tirata indietro in modo che la testa si sposti nella fossa mandibolare;
  • Elevazione, si nota nel movimento di chiusura della bocca;
  • Depressione, si osserva durante il movimento di apertura della bocca.
  • Movimenti di lateralità, specialmente durante la masticazione.

Durante il processo di masticazione si realizza una combinazione di tutti questi movimenti.

Nella fase di riposo il condilo appare centrato nella fossa glenoidea. In questa situazione, inoltre, avremo i denti incisivi superiori si trovano più avanti rispetto a quelli inferiori.

Durante il movimento di apertura (depressione) il condilo ruoterà in un primo momento sotto il disco articolare e successivamente traslerà in avanti. Anche il disco traslerà in direzione antero-inferiore durante questo movimento, ma in maniera minore rispetto al condilo. La depressione della mandibola implica solitamente la contrazione eccentrica del muscolo temporale. Se durante la masticazione si avrà a che fare con cibi appiccicosi, intervengono in aiuto del muscolo temporale, anche i muscoli genioioideo, miloioideo e digastrico. La traslazione del condilo terminerà dopo aver compiuto un percorso di circa 13-15 mm.

Durante il movimento di chiusura avviene il contrario grazie ad un’azione combinata dei muscoli massetere, pterigoidei interni e temporale. Mentre il muscolo temporale viene considerato un muscolo antigravitativo, che mantiene la bocca chiusa, i primi due agiscono in maniera decisa sul ritorno dalla posizione di apertura della bocca.

Nel movimento di protrusione il disco e il condilo agiscono insieme scivolando in avanti grazie soprattuttoMo all’azione del muscolo pterigoideo esterno (coadiuvato anche dal muscolo massetere).

La retrazione è il movimento opposto, di ritorno in sede, causato dal muscolo temporale (coadiuvato dai muscoli sopraioidei.

Per quanto riguarda i movimenti laterali, durante la masticazione la mandibola viene continuamente retratta e protrusa, con i due lati che si muovono solitamente in direzioni opposte, così che un lato si troverà in retrazione e l’altro in protrusione. Questi movimenti uniti all’elevazione e alla depressione portano a muovere in diagonale i denti mandibolari rispetto a quelli mascellari, rompendo e macinando il cibo.

[FONTI IMMAGINI: D. A. Neumann, Kinesiology of the musculosketal system. Foundations for rehabilitation, s.l., MOSBY ELSEVIER (2010), Second edition.]