La Flogosi (il processo infiammatorio)

1 Introduzione

Quando subiamo un danno, sia da agenti fisici (traumi, calore…), agenti chimici (acidi…), agenti tossici o di natura biologica (batteri, virus…), nel nostro organismo scatta una risposta grazie alle cellule che sopravvivono a tale trauma. L’infiammazione è una reazione prevalentemente locale.

Durante il processo infiammatorio i sintomi tipici sono calor (aumento della temperatura locale dovuto alla maggiore vascolarizzazione), tumor (gonfiore dovuto dalla formazione di essudato), rubor (arrossamento della zona dovuto all’iperemia attiva), dolor (caudato dai componenti dell’essudato che comprimono e stimolano le terminazioni sensitive) e functio leasa (compromissione funzionale della zona colpita).

L’infiammazione si può dividere in acuta (o Angioflogosi) e cronica (o Istoflogosi).

2 Flogosi Acuta

Si ha principalmente in corrispondenza del microcircolo, ossia della zona periferica del sistema circolatorio. Questa zona include la rete linfatica terminale, ed è predisposta all’apporto di ossigeno e nutrienti ai tessuti, nonché alla rimozione dell’anidride carbonica e dei cataboliti.

Quando il processo infiammatorio colpisce una zona, una parte delle cellule va in contro a necrosi o viene più o meno danneggiata, con la conseguenza che i detriti cellulari che si creano costituiscono anch’essi un ulteriore stimolo infiammatorio per le altre cellule. Conseguentemente a ciò avvengono diversi cambiamenti che coinvolgono il microcircolo:

  • Vasocostrizione, dura pochissimo (10-20 sec.), attraverso il sistema nervoso simpatico che libera catecolamine;
  • Vasodilatazione, causata dal rilassamento delle fibre muscolari lisce presenti sulla parete delle arteriole terminali;
  • Iperemia attiva, provocata dal cedimento degli sfinteri precapillari e dalla dilatazione della parete arteriolare, determinando un maggior afflusso di sangue;
  • Iperemia passiva dovuta al rallentamento della velocità del sangue a livello del microcircolo;
  • Migrazione dei leucociti, cioè la loro fuoriuscita dal sangue verso lo spazio extravascolare, dove sono richiamate da particolari citochine (molecole proteiche prodotte dalle cellule e secrete nel mezzo circostante, che inducono a nuove attività come crescita, differenziazione e morte);
  • Formazione dell’essudato, composto da una parte liquida e dalle cellule comprese in essa. La parte liquida del sangue esce dai vasi per l’aumento della pressione idrostatica, dovuta all’iperemia e per la riduzione della pressione colloidosmotica dovuta alla ridotta concentrazione delle plasmaproteine che, accumulatosi all’esterno dei vasi contribuiscono a richiamare ancora più acqua in questa sede. L’essudato determina la presenza di edema infiammatorio.
  • Fagocitosi dei detriti cellulari e dei microrganismi da parte dei fagociti a cui segue la guarigione o cronicizzazione del processo infiammatorio.

Le cellule che intervengono nel processo infiammatorio sono i mastociti, i granulociti basofili, i granulociti neutrofili, i granulociti eosinofili, i monociti/macrofagi, le piastrine, le cellule NK, i linfociti, le plasmacellule, fibroblasti ed endoteliociti.

I mediatori chimici della flogosi sono numerose molecole che scatenano, mantengono ed anche limitano le modificazioni del microcircolo.

Le numerose cellule che si accumulano nel focolaio infiammatorio svolgono numerose funzioni:

  • contribuiscono con la produzione di citochine al mantenimento, modifica e, alla fine, risoluzione del processo infiammatorio;
  • tramite il processo della fagocitosi, contribuiscono direttamente all’eliminazione di molti agenti flogogeni;
  • rappresentano il punto di connessione tra il focolaio infiammatorio e la risposta immunitaria dell’organismo.

L’essudato che si forma ha un PH acido a causa della presenza di acido lattico. Questo essudato si forma come conseguenza all’aumento della permeabilità capillare, all’aumento della pressione idrostatica e all’ostacolo al drenaggio linfatico.

Esistono vari tipi di essudato: sieroso, siero-fibrinoso, fibrinoso catarrale o mucoso, mucopurulento, purulento, emorragico, necrotico-emorragico, allergico).

L’infiammazione acuta può avere tre esiti:

  • la necrosi, causata dalla distrazione cellulare ad opera degli enzimi lisosomiali che danneggiano non solo i microrganismi ma anche i tessuti;
  • la cronicizzazione, che si instaura quando la reazione infiammatoria non ha eliminato completamente l’agente flogogeno;
  • la guarigione, attraverso il riassorbimento della parte liquida dell’essudato mentre i leucociti vanno incontro a morte cellulare dopo aver fagocitato e distrutto gli agenti flogogeni).

3 Flogosi Cronica

La cronicizzazione del processo infiammatorio, causata alla mancata eliminazione degli agenti flogogeni non è la sola modalità con cui può insorgere la flogosi cronica. Può insorgere per la particolare resistenza di alcuni agenti flogogeni ai meccanismi di uccisione intracellulare eppure per la produzione preferenziale di citochine di tipo I.

Quando un’infiammazione acuta si cronicizza, c’è una progressiva riduzione dei fenomeni vascolo ematici e della quantità di essudato, come avviene anche nel processo di guarigione, mentre al tempo stesso i neutrofili vengono sostituiti da macrofagi, linfociti, plasmacellule e cellule NK, che disponendosi attorno alla parete vascolare ne causano la compressione. A tutto ciò fa seguito uno stato di sofferenza tissutale.

Successivamente i fibroblasti possono essere stimolati alla proliferazione con la conseguenza che molte flogosi croniche culminano con una eccessiva formazione di tessuto connettivo che costituisce la cosiddetta fibrosi o sclerosi. Le flogosi croniche si presentano sotto l’aspetto clinico in due forme diverse: non granulomatose(prevalenza di linfociti e plasmacellule) e granulomatose.

La manifestazioni sistemiche della flogosi sono tre: leucocitosi(aumento dei leucociti nel sangue), febbre la risposta di fase acuta (modificazione della componente cellulare del sangue, che va incontro a modificazioni del suo contenuto proteico).

Il processo di riparazione ha il compito di assicurare la formazione di una continuità cellulare che ricolmi il vuoto formatosi in conseguenza dell’evento lesivo tramite la stimolazione alla proliferazione delle cellule superstiti presenti nella zona lesionata. Le cellule si dividono in: cellule labili (si moltiplicano continuamente), cellule stabili (hanno le potenzialità di replicarsi), cellule perenni (non si riproducono mai). Ai margini della lesione tissutale si instaura una reazione flogistica acuta grazie alla quale l’area lesionata è invasa dai fagociti, che distruggono i detriti cellulari. Immediatamente si forma il tessuto di granulazione costituito da endoteliociti, i quali formano cordoni solidi che gradualmente lumificano, in modo che attraverso di essi possa passare il sangue, e contemporaneamente proliferano i fibroblasti che formeranno la cicatrice. Lo stimolo alla proliferazione degli endoteliociti e delle cellule labili e stabili è dato dalla liberazione da parte delle cellule superstiti e delle cellule infiammatorie di citochine.