La fibromialgia

1. Che cos’è?

La fibromialgia, anche chiamata sindrome fibromialgica, è tutt’ora considerata una complessa patologia di cui si conosce abbastanza, ma non tutto. Può essere definita come una patologia di stampo cronico rappresentata principalmente da sintomi e segni quali: dolori muscolari diffusi, presenza di tender point, stanchezza e ipersensibilità nei confronti di stimolazioni nocicettive. I tre sintomi comuni a tutti i soggetti colpiti da fibromialgia sono: faticabilità, dolorabilità e disturbi del sonno. Questa patologia è seconda solamente all’artrosi tra le patologie reumatologiche più diffuse.

L’eziologia è sicuramente multifattoriale, ossia non è scatenata da un’unica causa, ma concorrono più cause appartenenti a varie sfere del nostro corpo. Ad esempio, non solo può essere scatenata da cause genetiche o infettive, ma anche da traumi fisici o psicologici, o addirittura da cause ormonali. Quello che mette d’accordo tutti è il fatto che si riscontra sempre a livello del SNC un aumento della sensibilità nei confronti della stimolazione dolorosa.

Questa patologia è abbastanza trasversale nella società, in quanto colpisce prevalentemente soggetti tra i 40 e 60, maggiormente le donne rispetto agli uomini, però è stata riscontrata anche in bambini, giovani adulti o anziani. Circa il 4% della popolazione presenta questi sintomi.

Non essendo rintracciabile attraverso degli esami strumentali, è necessaria una grande attenzione all’esame clinico per diagnosticare questa patologia. Questo perché è fondamentale la diagnosi differenziale rispetto a patologie che hanno segni e sintomi sovrapponibili, ma eziologia diversa, come ad esempio l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, miopatie o sclerosi multipla. Per cui diventa fondamentale un’accurata intervista al paziente, tenendo sempre conto della descrizione del dolore da parte del paziente, basandosi sui punti offerti dall'”old carts mnemonico“. Quindi per quanto riguarda l’Onset, ossia l’inizio, sarà progressivo. Si passa poi a Location (localizzazione) che passa dal localizzato al diffuso e la Duration (durata) molto variabile. Il Character indica il tipo di dolore, anche qui molto variabile, può essere pungente, profondo, acuto, tagliente, ecc. Si passa poi agli Aggravating, cioè ciò che aggrava il quadro, come il freddo o lo stress. Infine si passa a definire dettagliatamente il dolore con la Radiation (irradiazione) può irradiare, il Timing (incidenza durante la giornata) spesso fluttuante e infine, la Severity del dolore.

2. La diagnosi

Durante gli anni si sono evolute e rinnovate le varie scale di valutazione o criteri diagnostici riguardanti la fibromialgia. Si è passati dall’ACR del 1990 basata sulla presenza di dolore cronico da meno di tre mesi e alla dolorabilità di almeno 11 dei 18 tender point caratteristici. Questa poi è stata implementata e migliorata dall’eliminazione dei tender point e l’introduzione di due scale la WPI (indice di dolore diffuso) e la SSS (severità dei sintomi) nel 2010.

La prima si basa su 19 aree somatiche che il paziente può rintracciare come esposte al dolore e si attribuisce un punteggio che va da 0 a 19. Le aree somatiche da esaminare sono: il cingolo scapolare sinistro e il cingolo scapolare destro, il braccio sinistro e il braccio destro, l’avambraccio sinistro e l’avambraccio destro, l’anca sinistra e l’anca destra, la coscia sinistra e la coscia destra, la gamba sinistra e la gamba destra, la mascella destra e la mascella sinistra, il torace, l’area dorsale, l’area lombare, il collo e l’addome.

La seconda, invece, si basa su tre fattori che sono: l’astenia, la difficoltà nell’avere un sonno ristoratore e i disturbi cognitivi. Per ognuno dei tre dev’essere attribuito un punteggio che va da 0 (nessun problema) a 3 (problema severo).

Queste due scale vengono poi riassunte nella Symptom Scale (FM), la quale ha una sensibilità del 97% circa se il punteggio totale delle due precedenti scale sommate è maggiore uguale a 13 punti.

3. Trattamento

Per quanto riguarda la metodica di trattamento della fibromialgia ci sono ancora tante discussioni in atto. Si è però arrivati ad un punto in cui molti studi evidenziano l’efficacia di un trattamento farmacologico (analgesici e antidepressivi) associato ad un trattamento manuale ed esercizio fisico.

Le maggiori evidenze riguardano l’esercizio fisico, infatti, tutti gli studi evidenziano l’efficacia dell’esercizio per ripristinare i livelli normali di forza e resistenza. L’errore più comune, però, si rintraccia nel sovraccarico da esercizio che ottiene l’effetto contrario aumentando il dolore e di conseguenza la frustrazione del paziente. L’esercizio dev’essere progressivo e cauto, aumentando man mano la fiducia e la motivazione del paziente.

L’esercizio fisico si deve basare su vari aspetti: sull’esercizio aerobico (cammino, corsa, bicicletta, esercizi in acqua della durata che va dai 30 ai 60 minuti ad un’intensità media); sugli esercizi di rinforzo (per mantenere o migliorare il tono muscolare e le capacità fisiche generali); ultimi ma non per importanza gli esercizi di stretching e di rilassamento (es. yoga, meditazione, allungamento muscolare, tutti atti a preservare una buona elasticità favorendo anche il rilassamento psicologico oltreché muscolare).

Mentre è meno riscontrabile ad oggi un miglioramento dei sintomi con l’utilizzo di massaggi e trattamenti manipolativi. L’unico strumento, oltre all’esercizio fisico, che ha mostrato buoni risultati è l’utilizzo del laser associato sempre al lavoro poi fisico.