Il cammino (Seconda Parte)

Durante il cammino sono numerose le variazioni che interessano non solo gli arti inferiori, ma tutto il corpo fino al capo. Tra queste variazioni troviamo i movimenti dei singoli segmenti corporei, le variazioni articolari, le diverse attivazioni muscolari, ecc.

1. Movimenti dei segmenti corporei.

Durante il cammino i movimenti interessano numerosi distretti corporei. Ovviamente i primi ad essere interessati sono i piedi. Ogni piede in fase di contatto del tallone col terreno si trova inclinato in avanti di circa 30°, passa per essere orizzontale durante la fase di appoggio e si inclina in basso in avanti di circa 60° al distacco. Per quanto riguarda la visione sul piano frontale, invece, osserviamo nella fase di appoggio un movimento di rotolamento in senso lateromediale, passando dal bordo esterno del piede all’appoggio sul solo alluce con la realizzazione di un movimento di pronazione del piede stesso.

Altra struttura interessata è la gamba che forma col terreno un angolo aperto in avanti di circa 120° durante la fase di appoggio del tallone, passa ad un angolo di circa 90° in pieno appoggio del piede e arriva ad un angolo di 40° circa nella fase di distacco. Stesso passaggio viene effettuato dalla coscia, la quale però termina il movimento con un angolo maggiore, di circa 80° rispetto all’orizzontale del terreno di appoggio.

Per quanto riguarda il bacino sul piano frontale si eleva l’emilato interessato dall’appoggio, sul piano orizzontale abbiamo un passaggio dell’anca del lato oscillante dal dietro all’avanti durante la progressione del passo. Infine, il bacino esegue una rotazione verso il lato in appoggio di circa 5-10° innescando le rotazioni interne più ampie di coscia e gamba durante la fase di sospensione.

Passando al tronco sul piano frontale osserviamo un’inclinazione verso il lato in appoggio, mentre sul piano sagittale non abbiamo spostamenti sostanziali della verticale.

Si arriva poi alle spalle che sul piano frontale e quello orizzontale attuano movimenti reciproci a quelli delle anche. Le spalle giocano un ruolo fondamentale soprattutto nel mantenimento dell’equilibrio e nel minimizzare il dispendio energetico. Conseguentemente al loro movimento si muovono anche gli arti superiori seguendo il movimento dal dietro all’avanti dal lato in appoggio e viceversa dal lato in sospensione.

Infine, il capo è libero ed esegue spostamenti verticali conseguenti agli spostamenti del centro di massa.

2. Variazioni articolari.

Conseguentemente agli spostamenti dei vari segmenti anatomici, durante il cammino abbiamo anche delle variazioni nei rapporti tra i vari segmenti stessi.

Ad esempio a livello delle metatarso-falangee possiamo notare una progressiva estensione che arriva fino circa a 70° a partire dal distacco del tallone per tornare poi in posizione neutra in seguito al distacco delle dita.

Oppure anche la volta plantare durante il pieno appoggio si appiattisce mentre durante l’appoggio sulla punta del piede si accentua. La tibiotarsica durante la fase di contatto del tallone col terreno si trova in leggerissima flessione plantare (circa 5-10°), torna in posizione neutra in fase di pieno appoggio per poi raggiungere i 20° di flessione dorsale prima del distacco del tallone. A quel punto torna alla flessione plantare fino ai 20° durante il distacco delle dita.

A livello del ginocchio partendo dalla fase di appoggio del tallone abbiamo una leggera flessione che arriva fino circa 20°, si estende nuovamente ed infine, si flette nettamente dopo il distacco del tallone fino a circa 60°. Il rachide dorso-lombare si flette verso il lato in appoggio e ruota dal lato opposto.

Infine, il capo ruota in senso opposto alla linea delle spalle, la scapolo-omerale va in leggera flessione e rotazione interna dal lato in appoggio ed estensione dal lato in sospensione ed il gomito accentua la sua flessione durante l’avanzamento dell’arto superiore.

3. Forze implicate nel cammino.

Durante il cammino entrano in gioco più forze in base alle quali si definisce l’andatura, la velocità, le oscillazioni, ecc. Queste forze sono:

  • la forza di gravità, che garantisce un spinta verso il centro della terra, nel nostro caso quindi perpendicolare circa all’orizzontalità del terreno;
  • la forza di inerzia, quella che ci permette di conservare una parte di forza che ci permette di spostarci in accelerazione;
  • le forze di resistenza, come ad esempio le forze di attrito e le forze di reazione al suolo;
  • la forza muscolare, messa in atto dai muscoli motori.

I muscoli servono a mantenere l’equilibrio durante le fasi del cammino, specie durante quelle di appoggio singolo, servono ad imprimere al corpo un’accelerazione e una decelerazione al baricentro imposta dal contatto dell’arto avanzante col terreno.

Durante il cammino le azioni muscolari sono in gran parte brevi, poco intense, di tipo perlopiù isometrico o eccentrico, questo perchè l’azione maggiore scaturisce dall’azione delle forze di gravità e di inerzia.

Per quanto riguarda le attività muscolari:

  1. durante il contatto del tallone si attivano i flessori dorsali, il quadricipite e gli ischiocrurali;
  2. in fase di pieno appoggio i flessori dorsali, i plantari e i glutei;
  3. durante il distacco del tallone si attivano i flessori plantari e il tibiale anteriore;
  4. in fase di distacco delle dita si attiva il quadricipite;
  5. invece in fase di sospensione si attivano l’ileopsoas, il sartorio e i flessori dorsali;
  6. infine a livello del tronco agiscono gli erettori della colonna.

Essendo che agiscono tutte queste forze la valutazione del cammino si avvale di numerose valutazioni strumentali, che interessano le misure cinematiche, le attivazioni muscolari (es. polielettromiografia) e le misure dinamiche (es. dinamometri).

4. Alterazioni del cammino.

La debolezza muscolare, il dolore o le alterazioni del ROM possono andare ad interessare ed inficiare il cammino producendo delle alterazioni.

Un esempio è il segno di Trendelenburg, dato da una debolezza del muscolo medio gluteo dell’arto in appoggio. Normalmente durante il passo il peso del corpo viene sostenuto ad ogni passo in alternanza, da un solo arto, grazie all’azione di potenti muscoli, gli abduttori d’anca (A). Nel caso in cui questi muscoli, tra cui il medio gluteo, presentassero una debolezza che impedisce la stabilizzazione del bacino sul femore, il bacino tenderà a cadere in basso sul lato opposto (B).

Un’altra alterazione del cammino è causata dalla debolezza del tibiale anteriore che normalmente si occupa della decelerazione del piede al suolo una volta avvenuto il contatto del calcagno col terreno. Se si presenta questa debolezza avremo il contatto iniziale col terreno che non interessa il tallone ma bensì la punta del piede a causa della posizione in flessione plantare eccessiva e un incremento della flessione di anca e ginocchio (vedi figura).

Infine, il cammino può essere alterato anche dalla percezione del dolore, in questi casi si parla di cammino antalgico che porta ad un atteggiamento di auto protezione. La fase di stance del lato doloroso è ridotta del controlaterale in quanto il soggetto tenderà a mantenere in appoggio il peso corporeo sul lato dolorante il minor tempo possibile. Di conseguenza, la fase di oscillazione dell’arto non dolorante si ridurrà. In generale verranno ridotte velocità e frequenza del passo.

[FONTI IMMAGINI: D. A. Neumann, Kinesiology of the musculosketal system. Foundations for rehabilitation, s.l., MOSBY ELSEVIER (2010), Second edition.]

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