Il cammino (Prima Parte)

Storicamente il raggiungimento della stazione eretta è stato il passaggio fondamentale nell’evoluzione umana. Attraverso la stazione eretta si sono potute sviluppare varie abilità e diverse andature non riproducibili in quadrupedia, una tra queste è la possibilità di camminare.

Per definizione il cammino è lo spostamento nello spazio dell’intero corpo, provocato da spostamenti reciproci dei suoi segmenti con l’ausilio di resistenze opposte dall’ambiente. Quando ci si riferisce al cammino solitamente ci si riferisce ad un andamento rettilineo verso avanti a velocità costante su di una superficie piana.

Questo però non è perfettamente esatto nella realtà di tutti i giorni, infatti, il cammino può presentare diverse frequenze di passo, determinate da accelerazioni, improvvisi arresti, variazioni di direzione o differenti pendenze del terreno sul quale si procede.

I meccanismi alla base del cammino sono certamente innati, frutto dell’evoluzione, ed essendo in questo modo automatizzati, vanno ad interessare non solo gli arti inferiori, ma l’intero corpo umano.

1. Le fasi del passo

Durante il cammino si distinguono due fasi per ogni arto inferiore:

  • fase di appoggio: (stance) in cui il piede mantiene il contatto col terreno, procedendo in ordine con l’appoggio del tallone (heel strike), la pianta del piede fino all’abbassamento completo dell’avampiede e delle dita che prendono contatto col terreno anch’esse. A questo punto inizia la fase di distacco prima del tallone (heel off) e infine della pianta e delle dita;
  • fase di sospensione: (swing) anche detta di oscillazione, in cui il piede staccato dal terreno, passando per la verticale del corpo, raggiunge in avanti il piede in appoggio sul terreno, per poi toccare terra avanti rispetto a quest’ultimo ed entrare esso stesso nella fase di stance.

Per cui durante il cammino avremo inizialmente una fase di doppio appoggio, dato o dalla partenza da posizione statica o, durante il cammino, dall’arrivo di un piede a contatto col terreno e la fase di inizio di distacco del piede controlaterale. Si passa poi all’appoggio sul piede che arriva dalla fase di swing, mentre l’altro comincia la fase di oscillazione, fino a rincontrarsi nuovamente entrambi in appoggio e mettere in atto l’azione contraria entrambi.

2. Osservazione del cammino

Da un punto di vista riabilitativo è molto interessante, quando la patologia da trattare può interessare questo aspetto, andarlo ad esaminare ed osservare. Questa osservazione può essere fondamentale per andare a rintracciare vari aspetti che non potrebbero essere percepiti a pieno in fase statica del paziente.

Per un’ottima valutazione è importante analizzare e osservare il cammino in varie circostanze (da davanti, da dietro, lateralmente, con le scarpe, da scalzi, ecc.) e analizzare vari aspetti fondamentali come la lunghezza o la larghezza del passo, il suo angolo, la sua durata e la sua velocità.

a) LUNGHEZZA DEL PASSO.

Si possono analizzare due aspetti in termini di lunghezza: il passo ed il semipasso. Per quanto riguarda il passo è la distanza tra due appoggi successivi del tallone dello stesso piede (a velocità normale rappresenta circa il 90% dell’altezza del soggetto); mentre il secondo è la distanza tra l’appoggio del tallone di un piede e l’appoggio del piede controlaterale (è importante per valutare la simmetria o asimmetria del passo).

b) LARGHEZZA DEL PASSO.

La larghezza del passo è la distanza sul piano frontale del tallone dalla linea mediana in progressione, che tende ad aumentare con la velocità del passo e di norma misura dai 5 ai 6 cm.

c) ANGOLO DEL PASSO.

L’angolo del passo è quell’angolo che si forma tra l’asse longitudinale del piede e la linea di progressione sul piano orizzontale, di norma misura circa 15° e tende a diminuire con l’aumentare della velocità del passo stesso.

d) DURATA DEL PASSO.

Come si può osservare nell’immagine di seguito la fase di appoggio occupa circa il 60-65% della durata totale del passo, il restante occupato dalla fase di oscillazione.

e) VELOCITA’ DEL PASSO.

La velocità del passo è uguale al prodotto della lunghezza media del passo per la frequenza del passo (s/t), dove la frequenza è il numero di passi compiuti nell’unità di tempo. La velocità cambia notevolmente in base all’attività che si svolge, da un semplice cammino fino alla corsa, tendendo però a diminuire in generale con l’avanzare dell’età.

Per aumentare la velocità di deambulazione sono disponibili due strategie: aumentare la lunghezza del passo o aumentarne la cadenza. In genere un individuo associa entrambe le strategie fino a quando non viene raggiunta la lunghezza massima ragionevole del passo.

Se non vuoi perderti le varie implicazioni del cammino sui segmenti corporei e i muscoli interessati nelle varie fasi non ti perdere la SECONDA PARTE che uscirà tra pochi giorni.

[FONTI IMMAGINI: D. A. Neumann, Kinesiology of the musculosketal system. Foundations for rehabilitation, s.l., MOSBY ELSEVIER (2010), Second edition.]

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