L’elettroterapia

L’elettroterapia è quella terapia fisica che utilizza a scopo terapeutico gli effetti biologici indotti dall’energia elettrica. La corrente elettrica e determinata dallo spostamento di cariche elettriche in un mezzo conduttore, in questo caso il corpo umano: si determina quando c’è una differenza di potenziale tra le due estremità (forza elettromotrice). Nei mezzi metallici sono gli elettroni a spostarsi (corrente di conduzione), nel caso di conduttori liquidi (soluzioni elettrolitiche) si muovono sia gli ioni positivi sia i negativi attratti rispettivamente verso il catodo (-) e verso l’anodo (+).

L’uso della corrente elettrica a fini terapeutici e conosciuto già in epoca greco romana; dal 1700 vennero costruite le prime attrezzature per elettroterapia.

I parametri base che definiscono la corrente elettrica sono:

Intensità (I) espressa in Ampere

Resistenza ( R) espressa in Ohm → dipende dalle caratteristiche fisiche del materiale attraversato → resistenza del  conduttore

Forza elettromotrice (V) espressa in Volt

L’intensità della corrente elettrica e direttamente proporzionale alla forza elettromotrice e inversamente proporzionale alla resistenza (prima legge di Ohm: I=V/R)

L’onda elettrica è rappresentabile con sistema cartesiano: in ascissa poniamo il tempo (t) e in ordinata l’intensità(I).

Tempo attivo (τ-on): e il tempo in cui la differenza di potenziale e diversa da zero

Pausa: tempo che intercorre tra due tempi attivi

Periodo (T): somma della pausa e del tempo attivo.

Si evidenziano la forma, la frequenza e l’intensità della corrente.

 1. Effetti biologici della corrente

In campo riabilitativo la corrente elettrica viene utilizzata per tre scopi:

• veicolazione dei farmaci attraverso la cute: effetto elettrolitico

• riduzione della percezione del dolore: effetto analgesico

• stimolazione dei tessuti eccitabili: effetto stimolante

EFFETTO ELETTROLITICO: l’applicazione di una differenza di potenziale a una soluzione elettrolitica determina una migrazione di ioni: gli anioni verso il polo positivo (anodo) e i cationi verso il polo negativo (catodo). Si può utilizzare questo principio per veicolare sostanze attraverso la cute, che dal punto di vista fisico e una soluzione salina (dovuta a cloruro di sodio NaCl nel sudore).

Applicando sulla cute degli elettrodi cui si eroga una differenza di potenziale, l’acqua tende a scindersi in:

• Ioni ossidrile (OH-)

• Ioni idrogeno (H+)

Gli ioni di NaCl idrolizzati migrano a loro volta verso le polarità:

• al catodo vanno gli ioni positivi di sodio Na+

• all’anodo quelli negativi di cloro Cl

Questo effetto crea considerazioni importanti riguardo al trasporto dei farmaci: l’ elettrolisi viene utilizzata per veicolare sostanze terapeutiche ionizzabili come antinfiammatori, analgesici ecc, avendo cura di rispettare la polarità del principio farmacologico che si desidera trasportare oltre la cute. Occorre porre particolare alla reazione caustica e acida: gli scambi molecolari favoriti dall’elettrolisi possono indurre la formazione di composti indesiderati ed essere causa di lesioni della cute.

Al catodo la concentrazione di sodio può generare un’eccessiva quantità di idrossido di sodio, per cui si ottiene (NaOH) → ustione basica: escara molle, dovuta a diminuita densità delle proteine.

All’anodo la concentrazione di idrogeno e cloro può generare acido cloridrico (HCl) → ustione acida: escara dura, sostenuta da coagulazione delle proteine.

EFFETTO ANALGESICO: ci sono varie ipotesi sui meccanismi promossi dall’ elettricità per ridurre il dolore:

Iperpolarizzazione di membrana: l’applicazione di una differenza di potenziale stabile sulla cute, mediante due elettrodi di segno opposto, determina una diminuzione della densità di cariche nei tessuti sottostanti il polo negativo e un aumento al polo positivo. Al catodo si determina una depolarizzazione che favorisce l’insorgenza del potenziale d’azione (i tessuti nervosi sono più eccitabili da uno stimolo elettrico negativo raggiungono più rapidamente la depolarizzazione di membrana). L’anodo iperpolarizzato innalza la soglia dei nocicettori e delle fibre nervose e quindi si ha una diminuzione di eccitabilità dei nocicettori periferici e della conducibilità delle fibre nervose sensitive.

Gate control: è una teoria degli anni ‘60 (Melzack e Wall) che ragiona sulla stimolazione selettiva delle fibre mieliniche di grosso calibro di tipo A inibisce a livello midollare l’attivazione delle fibre nocicettive dello stesso metamero innalzando così una sorta di cancello che di fatto riduce la percezione algogena.

• Incremento dei mediatori morfino-simili: secondo questa teoria la corrente elettrica, a definite frequenze, sarebbe in grado di promuovere la liberazione di sostanze morfino mimetiche a funzione antalgica, producendo effetti duraturi.

Iperemia: l’iperemia locale, indotta dalla corrente, crea un’azione vasomotoria, facilita la rimozione delle sostanze algogene e quindi la riduzione del dolore.

EFFETTO STIMOLANTE: la corrente elettrica e in grado di promuovere la contrazione muscolare sia agendo sul motoneurone, sia sul muscolo stesso. Il catodo (-), provocando una depolarizzazione della membrana delle fibre nervose, e il polo stimolante. Ci sono vari tipi di corrente e ognuno di questi ha un diverso effetto biologico. Bisogna considerare alcuni concetti:

  • Reobase: è l’intensità minima con cui uno stimolo elettrico, di durata compresa tra 100ms e 1000ms, determina una contrazione muscolare. E’ un parametro estremamente variabile.
  • Cronoassia: e il tempo minimo con cui uno stimolo elettrico, di intensità doppia rispetto al reobase, determina la contrazione muscolare. Esprime la velocita di risposta allo stimolo elettrico dei muscoli normo innervati e denervati. E’ un parametro ripetibile.

Con l’effetto stimolante occorre introdurre un nuovo concetto, definito accomodazione: esprime l’adattabilità delle fibre eccitabili a uno stimolo elettrici; tutte le fibre eccitabili tendono ad adattarsi allo stimolo a loro applicato, ma con efficacia differente: le fibre nervose hanno una capacita di accomodazione maggiore rispetto a quelle del tessuto muscolare normo innervato, che a sua volta ha un’accomodazione maggiore rispetto al muscolo denervato. Sfruttando il principio della diversa accomodazione dei vari tessuti eccitabili, si possono stimolare selettivamente le fibre nervose selezionando i segnali elettrici opportunatamente studiati.

 2. Tipologia  di  Correnti

Le correnti in uso derivano da due segnali di base: la corrente continua e la corrente alternata. Le correnti possono essere classificate in base a direzione, frequenza, effetti terapeutici.

  • Corrente continua (galvanica): il flusso di corrente ha intensità e direzione costanti nel tempo. E’ utilizzata prevalentemente per il trasporto dei farmaci. Se utilizzata nella modalità continua-interrotta si chiama corrente rettangolare, l’intensità viene erogata seconda la legge del tutto o nulla (intensità massima-intensità pari a zero).
  • Corrente alternata: il flusso di corrente, nel tempo, e variabile sia di intensità sia nella direzione. Esistono diversi tipi di correnti, con un’ampia varietà di applicazioni:

• Corrente alternata sinusoidale a 50 Hz.

• Corrente faradica: si ottiene togliendo la parte inferiore del segnale. E’ una corrente monodirezionale a scopo eccito-motorio. Attualmente obsoleta e non più usata.

• Corrente neofaradica: corrente di 50 Hz, in cui sono stati modificati salita e discesa del segnale cosi da avere un tempo attivo molto breve (inferiore al millisecondo). Ad oggi utilizzata per stimolare i tessuti eccitabili.

  • Corrente triangolare: raggiunge la sua massima intensità secondo una funzione lineare per poi decadere rapidamente, con un tempo di salita (ts) uguale alla durata dell’impulso (τ-on). Il tempo attivo e uguale all’intera durata dell’impulso.
  • Corrente esponenziale: il tempo di salita e più breve di quello di stimolazione, per cui nella parte terminale del tempo attivo il segnale presenta un plateau massimale.
  • Corrente triangolo-esponenziale: nella pratica, anche la corrente triangolare, a causa di fenomeni inerziali che la tecnologia non riesce ad eliminare, ha un tempo di salita curvilineo per cui si avvicina alla corrente esponenziale. Il tempo attivo e uguale all’intera durata dell’impulso.
  • Correnti diadinamiche: sono le prime correnti a bassa frequenza utilizzate a scopo analgesico (sono tutt’ora utilizzate). Tutte le varianti delle diadinamiche partono dalla corrente alternata da 50 Hz, eliminando la parte negativa del segnale (sono dunque correnti semisinusoidali monodirezionali); si utilizzano vari tipi di segnale ottenuti mediante l’inserimento di multipli, sottomultipli e pause della frequenza da 50 Hz. Agiscono soprattutto in funzione dell’iperpolarizzazione che determinano nel polo positivo. Utilizzate soprattutto per l’ effetto analgesico, anche se intensità elevata anche effetto eccitomotorio.
  • Correnti bidirezionali: si alternano picchi di segno opposto attorno alla linea isoelettrica. Hanno applicazioni più limitate. Tra queste modalità di correnti troviamo: le correnti di Zotz, a media frequenza, sono impiegate a scopo trofico e le correnti interferenziali impiegate a scopo analgesico anche se attualmente sostituite da segnali più efficaci.

3. Ionoforesi

Abbiamo spiegato prima  che la corrente elettrica viene utilizzata anche a scopo veicolante farmaci attraverso la barriera cutanea: la cute, pur essendo un eccellente isolante, a livello dei pori e dei bulbi piliferi, e più permeabile agli ioni , soprattutto se veicolati da corrente elettrica: il diametro di queste strutture e di circa 10 μm, ovvero sono molto più grandi di molte sostanze medicamentose. La ionoforesi classica utilizza un segnale elettrico continuo e polarizzato: la tecnica sfrutta l’elettrolisi indotta dalla corrente galvanica. Le sostanze medicamentose, una volta entrate, in parte entrano direttamente nel circolo capillare, in parte si accumulano nel derma formando un deposito che viene gradualmente mobilizzato dal circolo sanguigno e linfatico comportando anche un effetto generale.

La penetrazione del farmaco, comunque, dipende da:

  • Caratteristiche del farmaco: il farmaco deve essere idrosolubile (si usa acqua distillata) e disponibile in concentrazione ottimale (1-2%) Bisogna considerare il segno di carica (positivo o negativo) del principio attivo del farmaco: il farmaco va posto all’ elettrodo avente lo stesso segno di carica del principio attivo.
  • Caratteristiche della cute: La superficie deve essere pulita e sgrassata con soluzione alcolica; non devono esserci zone di ipercheratosi (che devono eventualmente essere rimosse con carte abrasive); bisogna tenere in considerazione la concentrazione di pori nella zona da trattare: ad esempio la mano possiede moti più pori del dorso della schiena e la penetrazione sarà maggiore.
  • Caratteristiche tecniche dell’ apparecchiatura utilizzata: dimensioni dell’elettrodo: bisogna scegliere adeguatamente la dimensione dell’elettrodo, la densità superficiale di corrente in quanto deve essere compresa tra 0,05 mA/cm2 e 0,2mA/cm2; densità più elevate possono causare improvvise ustioni. Le lesioni più frequenti sono al catodo: la cute già acida, tollera poco le diminuzioni di pH.
  • Condizioni dell’elettrodo: è importante verificare anche le condizioni dell’elettrodo i quanto non deve essere ne consumato né deformato per evitare che si verifichi l’”effetto punta”, ovvero una concentrazione di corrente molto elevata con esito ustionante.

MODALITA’ DI TRATTAMENTO

Il farmaco deve essere diluito in acqua con una concentrazione dell’1-2%. Viene poi applicato su una spugna di dimensioni simili all’elettrodo. L’elettrodo di riferimento va posto a circa 10-20 cm dal primo, preferibilmente sullo stesso piano. A questo punto i parametri variabili in base allo scopo finale sono:

  • Durata : la maggior parte del farmaco viene trasportata nei primi 5-10 minuti, da cui la durata del trattamento non va oltre questo tempo.
  • Intensità: deve essere piuttosto bassa: dell’ordine di 0,1 mA. Va aumentata lentamente finché non viene avvertito un lieve formicolio non fastidioso

Le precauzioni da tenere a mente sono piuttosto intuibili e logiche:

  • Verificare che non vi siano allergie farmacologiche.
  • Ipersensibilità all’elettricità (soprattutto chi ha la cute molto sottile): si evidenzia un arrossamento molto precoce.
  • Evitare le zone che abbiano vicino corpi metallici (fissatori, chiodi, placche…) dato che possono aumentare la conduttanza, con diminuzione della resistenza della regione corporea nel suo insieme.
  • Lavare gli elettrodi con acqua distillata per evitare che permangano sostanze medicamentose.
INDICAZIONICONTROINDICAZIONI
Antinfiammatorio  Pacemaker cardiaci
Antidolorifico  Allergie farmacologiche
 Cute non integra nella zona di erogazione  

A oggi si utilizza un nuovo metodo: la iontoforesi, essa è l’evoluzione della ionoforesi: si utilizza per lo più la corrente galvanica interrotta → segnale monodirezionale pulsato con una frequenza di 200-500 Hz a seconda dei dispositivi. Lo scopo e quello di ridurre l’eccessiva polarizzazione della cute e i possibili effetti lesivi causati dalla corrente continua. Si avvale di un particolare tipo di elettrodo monouso (esistono anche cerotti che erogano il farmaco nell’arco delle 24 ore) a serbatoio che contiene il farmaco e che e separato dalla cute da una membrana semipermeabile che regola la fuoriuscita del liquido.

4. Elettroterapia antalgica

Un campo elettrico di adeguata intensità e durata e sempre in grado di alterare la conducibilità dei tessuti nervosi e quindi anche delle fibre sensitive: tutti tipi di correnti elettriche hanno effetto analgesico.

Le correnti più utilizzate in elettroterapia antalgica sono:

  • Diadinamiche: utilizzate a monofase (effetto analgesico tardivo) o difase (effetto analgesico immediato ma di breve durata). Per superare i problemi dell’accomodazione delle fibre nervose, soprattutto agendo sul periodo, sono state create altre forme di diadinamiche che periodicamente variano il segnale: corto periodo, lungo periodo, sincopata. Nelle apparecchiature più recenti la regolazione delle correnti e automatica, con sequenze preimpostate.

MODALITA’ DI TRATTAMENTO

Posizioni elettrodi: l’elettrodo attivo (anodo+) va posizionato sul punto dolente, mentre quello negativo viene posto distalmente o in opposizione. Deve essere interposta una spugna inumidita.

Intensità: va modulata in base alla percezione del paziente che deve percepire la corrente senza che questa sia fastidiosa.

Durata: 10-15 minuti.

Tipi di corrente: vengono somministrati più tipi di segnale; generalmente si inizia con una difasica per i primi minuti, seguita da correnti a breve e lungo periodo.

  • Interferenziali: derivano dalla sovrapposizione di due correnti alternate sinusoidali di frequenza leggermente diversa tra loro (attorno a 4000 Hz). Sono correnti bidirezionali. Lo sfasamento delle due correnti determina la formazione, nel punto d’incontro, di una corrente a bassa frequenza con effetto eccitomotorio sul muscolo innervato (10 Hz) e analgesico sulle fibre nocicettive (100 Hz); sopra i 50 Hz vi e anche un effetto vasomotorio. Le frequenze medie prodotte dall’ alternanza delle correnti assicurano un’alta penetranza cutanea con buona tollerabilità da parte del paziente: si ottengono gli effetti delle medie frequenze (biostimolante) in prossimità degli elettrodi e in profondità gli effetti delle basse frequenze (generare potenziali d’azione). Essendo bidirezionali non causano polarizzazione dei tessuti attraversati. Attualmente sono poco utilizzate: è stato abbandonato il loro utilizzo a scopo trofico e vasomotorio; sono ancora impiegate a scopo antalgico. Effetti: gate control, aumento secrezione endorfine, rimozione sostanze algogene, secondaria alla vasodilatazione.

MODALITA’ DI TRATTAMENTO

Posizione elettrodi: si posizionano quattro elettrodi in maniera tale che i due positivi siano in diagonale coi due negativi: i campi elettrici sono incrociati avendo al centro il punto da trattare. La cute deve essere accuratamente detersa.

Intensità: va modulata in base alla percezione del paziente che deve percepire un leggero formicolio.

Durata: 10-30 minuti.

  • Elettroanalgesia a modulazione di frequenza: Introdotta più di recente, richiama le correnti interferenziali, proponendo correnti alternate sinusoidali a intensità costante, con modulazione automatica di frequenza da 4400 Hz a 12300 Hz, così da ottenere contemporaneamente sia l’effetto eccitomotorio (4400 Hz: oltre la soglia di stimolazione) sia quello biostimolante (12300 Hz, che e sotto soglia).

MODALITA’ DI TRATTAMENTO

Posizione elettrodi: tendenzialmente si posizionano gli elettrodi come per le correnti interferenziali: quattro elettrodi incrociati sul punto da trattare in maniera tale che i due positivi siano in diagonale coi due negativi. Si possono applicare gli elettrodi ai palmi delle mani e dei piedi per aver un effetto sistemico di rilassamento.

Intensità: l’intensità e i programmi variano in funzione dell’effetto biologico desiderato: stimolazione, analgesia, vasocostrizione. Il programma piu interessante e quello “scan”, dove la frequenza di erogazione cambia in orizzontale da 4440 Hz a 12300 Hz con un’impostazione costante dell’intensità in modo da creare una sorta di stimolazione e rilassamento in successione.

Durata: 20-30 minuti

  • TENS (Transcutaneus Electrical Nerve Simulation): E’ la corrente più utilizzata in Elettroanalgesia. Nata sul finire degli anni ‘70, si poneva come obiettivo quello di eccitare selettivamente le fibre di grosso calibro di tipo A (fibre mieliniche dei nervi spinali): secondo la teoria del cancello, infatti, queste fibre di grosso calibro controllano le fibre di piccolo calibro modulandone la percezione. Agendo attraverso la durata dell’ impulso di una corrente polarizzata a basso voltaggio, e possibile l’attivazione selettiva dei potenziali di depolarizzazione delle fibre A senza che si attivino le C. Più complicato risulta evitare le contrazioni muscolari dovuta all’attivazione dei motoneuroni presenti in zona da erogare a bassissima frequenza gli impulsi di durata maggiore. Ci sono vari tipi di correnti TENS, che si caratterizzano in base alla forma e alla frequenza. La forma dell’onda e rettangolare. Alcuni apparecchi erogano un segnale bifasico simmetrico o asimmetrico. La frequenza e bassa, in genere compresa tra 1 Hz e 150 Hz (bassissime frequenze quelle fino a 50 Hz, basse quelle fino a 150 Hz). L’intensità degli impulsi e compresa tra 0mA e 100mA.
INDICAZIONICONTROINDICAZIONI
Nevralgie primitive  Pacemaker
Artrosi  Lesioni cutanee
Dolore nei processi flogistici  Infezioni
Dolore neoplastico  Prossimità di mezzi di sintesi nella zona da trattare

5. Elettroterapia di stimolazione a bassa frequenza

Le correnti elettriche agiscono sul tessuto nervoso e su quello muscolare, ambedue eccitabili. Le fibre nervose si classificano in base alla presenza o meno di mielina, al diametro e alla velocità di conduzione, mentre le fibre muscolari sono innervate da diversi motoneuroni e hanno differenti caratteristiche riguardo il tipo e velocità di contrazione, metabolismo e funzione. Da considerare la differenza di tipo di fibre muscolari:

Fibre di tipo I sono stimolate da impulsi a bassa frequenza (25-50 Hz):

  • tempo di contrazione lento
    • partecipano ad ampie attività motorie
    • sono ricche di mioglobina e mitocondri per sviluppare un metabolismo aerobico
    • prevalgono nei muscoli a funzione posturale o tonica

Fibre di tipo II sono stimolate da impulsi a frequenza più alta (70-100 Hz):

  • tempo di contrazione veloce
    • sono raggruppate in unita motorie piccole
    • metabolismo anaerobico
    • prevalgono nei muscoli ad attività dinamica o fasica

Le fibre nervose sono molto più velocemente eccitabili delle fibre muscolari: impostando adeguatamente il tempo attivo dell’impulso elettrico, possiamo eccitare le une e non le altre. Nel caso di utilizzo di un impulso di durata <1ms non si eccitano le fibre muscolari ma solo quelle nervose competenti. Infatti il potenziale d’azione di quella nervosa è assai più rapido di quello muscolare e viene attivato per primo. Tanto più e lungo il tempo attivo dello stimolo e minore e la pendenza di crescita dell’intensità; tanto più sarà evidente la diversa eccitabilità di fibre nervose e muscolari: se impostiamo un impulso di durata sufficientemente lunga (tra i 50 e i 100 ms) e con intensità relativamente bassa possiamo eccitare selettivamente le fibre muscolari bersaglio.

Il segnale triangolare con opportuna pendenza permette di interagire con le fibre muscolari normalmente innervate e non con le fibre nervose. In particolare, le correnti triangolari sono fondamentali per il trattamento delle paralisi periferiche: la fibra muscolare denervata ha una capacità di accomodazione inferiore alla sana, per cui con uno stimolo elettrico a bassa pendenza e con tempo attivo lungo (ad esempio superiore a 100 ms) riusciremo ad eccitare solo la fibra denervata con un’ intensità di corrente relativamente bassa, infatti, sfruttando la grande differenza di accomodazione tra fibre innervate e non, con un’ intensità di corrente accettabile (4-5 mA) si riescono a stimolare esclusivamente le non innervate con stimoli dell’ordine di durata di 100 ms. Queste correnti sono percepite come fastidiose, per cui bisogna riuscire a fornire un segnale efficace al minor tempo attivo e alla minore l’intensità possibile.

L’elettroterapia, nella riattivazione muscolare non sostituisce l’esercizio, ma ne è un utile complemento. In alcune situazioni patologiche, come ad esempio le paralisi periferiche, l’elettroterapia rappresenta l’unico modo di interazione con il tessuto muscolare oltre al movimento passivo.

Si può usare nel trattamento di muscoli normo innervati e denervati.

Muscoli normo innervati: correnti solitamente utilizzate sono le neofaradiche e rettangolari

  • Atrofia da non uso: insufficiente trofismo e funzione che si riscontra in chi e stato costretto all’ immobilizzazione per tempi lunghi e per vari motivi l’esercizio terapeutico non e consentito e l’elettroterapia contrasta la forzata immobilita.
  • Rinforzo muscolare: per lo più nello sportivo per contribuire al potenziamento muscolare, bisogna comunque allenare il gesto atletico.

Muscoli denervati: correnti normalmente utilizzate sono quelle triangolari e triangolari bifasiche

  • Vengono trattate lesioni periferiche complete o incomplete, con muscoli parzialmente o completamente denervati. L’ elettrostimolazione cerca di combattere l’atrofia, ovvero il progredire dei fenomeni degenerativi, infatti la degenerazione delle fibre e la successiva fibrosi costituirebbero una sorta di barriera fisica alla reinnervazione.

Muscoli parzialmente denervati: in caso di muscolo parzialmente denervato, in relazione alle condizioni cliniche, cercheremo la corrente più adeguata:

  • Corrente rettangolare: se la condizione di parziale denervazione è definitiva, si può optare per stimolare le fibre innervate per ottenere un’ipertrofia compensatoria. Sceglieremo quindi un segnale rettangolare con un tempo inferiore a 0,5 ms ed eventualmente bifasico, nel caso in cui sia possibile.
  • Corrente triangolare : se il muscolo parzialmente denervato e plausibile possa essere soggetto a reinnervazione, cercheremo di selezionare e stimolare le fibre denervate. Useremo la corrente triangolare con tempo attivo compreso tra 50 e 200 ms.
  • Corrente mista: nel caso in cui si probabile una reinnervazione, ma si preveda una lunga fase di paralisi (lesione di un lungo tronco nervoso), si può attuare un programma in cui si alternano i due trattamenti.
INDICAZIONICONTROINDICAZIONI
Atrofia  Pacemaker
Rinforzo  Gravidanza
 Prossimità glomi carotidei  
 Lesioni cutanee  
 Infezioni  
 Neoplasie  
 Cautele:  Pazienti affetti da paralisi dei nervi misti, perché la sensibilità cutanea spesso e compromessa e sono possibili lesioni cutanee.Spasticità e in generale tutte le condizioni di spasmofilia non trae vantaggio dall’erogazione elettrica stimolante.

6. Elettroterapia di stimolazione a media frequenza

Definite anche correnti Kotz sono correnti alternate sinusoidali, a media frequenza (2500 Hz), di tipo interrotto. Sono erogate a pacchetti modulati a 50 Hz con 10 ms di tempo attivo e 10 ms di tempo non attivo. Dopo l’erogazione dei pacchetti e necessario un tempo di pausa lungo (1:5) → 10 secondi di stimolazione 50 secondi di pausa. Sono attive solo sulle fibre muscolari normo innervate e hanno la capacita di superare la barriera cutanea molto superiore alla corrente continua/interrotta; inducono una contrazione tetanica massimale, stimolano più facilmente le fibre nervose motorie rispetto a quelle sensitive. L’ obiettivo è quello di determinare nel muscolo, per una breve frazione temporale una contrazione massimale isometrica. Sono disponibili in apparecchi multicanale che permettono di stimolare agonisti e antagonisti alternativamente.

INDICAZIONICONTROINDICAZIONI
Atrofia  Pacemaker
Rinforzo  Gravidanza
 Prossimità glomi carotidei  
 Lesioni cutanee  
 Infezioni  
 Neoplasie  
 Scarsa tolleranza alle contrazioni isometriche