Diastasi Addominale

1. INTRODUZIONE

Per diastasi addominale si intende un’eccessiva separazione tra i due fasci muscolari del retto addominale, quindi la parte destra e sinistra del muscolo si separano tra di loro creando il segno caratteristico della diastasi, ossia una cresta longitudinale che parte dal processo xifoideo dello sterno fino all’ombelico, nella zona che conosciamo come linea alba addominale.

Questa separazione può essere dovuta ad un incompleto sviluppo del retto dell’addome oppure ad un alto stiramento dello stesso muscolo.

Di solito si risolve in maniera spontanea, ma nei casi più gravi è possibile addirittura dover ricorrere all’intervento chirurgico.

2. IL RETTO ADDOMINALE – CENNI DI ANATOMIA

Tale muscolo è uno dei principali muscoli della parete degli addominali, è il più anteriore ed è composto dal retto addominale destro e dal retto addominale sinistro, separati dalla linea alba cioè una lamina di tessuto connettivo che va dal margine inferiore dello sterno (processo xifoideo) fino alle ossa del bacino, più precisamente sul margine superiore del pube. La linea alba è poco elastica ma molto resistente e quando si dilata difficilmente torna nelle condizioni iniziali.

I retti originano dalla cresta pubica e si estende verticalmente fino al processo xifoideo dello sterno e sulle cartilagini costali della 5°,6° e 7° costa.

La caratteristica principale del seguente gruppo muscolare è la presenza anteriore di alcune strisce di tessuto connettivo orizzontali che dividono le fibre muscolari in compartimenti quadrangolari che in persone in forma e senza tessuto adiposo diventano ben visibili; il tutto costituisce la famosa tartaruga addominale.

La funzione principale è quella di contenere gli organi dell’addome, di flettere il tronco sul bacino, controllare i movimenti della colonna vertebrale e stabilizzare il bacino (core stability).

Viene coinvolto anche nella espirazione forzata e nei meccanismi di innalzamento della pressione intra-addominale.

Anteriormente il muscolo è ricoperto da una lamina fasciale formata dalla fusione delle aponeurosi dei muscoli obliqui dell’addome.

È innervato dai nervi toraco-addominali (T7-T8-T9-T10-T11) ed è irrorato dall’arteria epigastrica inferiore e superiore e dalle ultime sei arterie intercostali.

3. LA DIASTASI ADDOMINALE

Detta anche diastasi dei “retti addominali”, come detto in precedenza indica una separazione del muscolo retto di destra dal muscolo retto di sinistra, ma con più precisione questo distanziamento tra i due retti, deve essere almeno di 2,7 centimetri per essere definita diastasi addominale.

Essa interessa soprattutto i neonati e le donne incinte, nel primo caso la diastasi viene causata dallo scarso sviluppo del retto dell’addome e quindi della mancata vicinanza sulla linea alba, tra i due retti addominali. Nel secondo caso la distasi avviene a causa di un eccessivo  stiramento dei retti  dovuto all’espansione dell’utero per la crescita del feto che, diventando sempre più grande porta un aumento della pressione interna sul retto addominale tale che ha poi luogo la separazione muscolare di destra dalla sinistra.

Esistono dei fattori di rischio nel neonato, tra i quali possiamo trovare la nascita prematura e l’appartenenza alla popolazione afro-americana, ma esistono nelle donne incinte, dove abbiamo rischi in base all’età (superiore ai 35 anni), il peso elevato del feto, una gravidanza multipla oppure una storia passata di altre gravidanze.

Altre cause possono essere una debole muscolare addominale, l’obesità, la vecchiaia, tosse cronica o altre malattie che provocano conati di vomito.

Il segno distintivo della diastasi è in corrispondenza della linea alba addominale, zona in cui i retti addominali si allontanano tra di loro. Nel neonato è visibile soprattutto quando il soggetto prova a posizionarsi in posizione seduta, mentre nelle donne incinte è più visibile negli ultimi mesi della gravidanza quando l’utero ha aumentato le sue dimensioni a causa della crescita del feto al suo interno. In seguito ad un aumento di influssi ormonali dovuti alla gravidanza, avviene la dilatazione della cavità addominale per accogliere l’utero in crescita, il quale spinge contro i retti addominali dall’interno separando il destro dal sinistro e trovando il modo di uscire all’altezza della linea alba. Talvolta l’utero può fuoriuscire dalla linea alba ed è possibile intravedere il feto.

Con la diastasi addominale è possibile convivere in maniera molto tranquilla, se non si presenteranno problemi addominali o lombari rimarrà solo un problema di tipo estetico.

Per valutare in modo corretto la diastasi dei retti è necessaria una visita clinica che certifichi la distanza tra i due muscoli, se il caso è dubbio si ricorrerà ad una ecografia addominale in quanto occorre escludere la presenza di un ernia epigastrica o addominale (laparocele).

Nei casi in cui si certifica la diastasi, e non vi è il bisogno di alcun intervento chirurgico si procederà ad un trattamento fisioterapico per migliorare la situazione.

È consigliabile eseguire comunque delle ecografie periodiche per controllare che non ci siano delle involuzioni del suo stato.

4. RICONOSCERE LA DIASTASI

I segnali principali della diastasi addominale sono:

  • pancia gonfia anche dopo i primi 6 mesi post parto e l’ombelico che tende a sporgere in fuori.
  • Deformità della linea mediana visibile, più evidente durante la contrazione addominale rispetto che a riposo.
  • Movimenti intestinali visibili o percepibili sottocute, dovuti alla peristalsi intestinale nella linea mediana sotto l’ombelico.
  • Sensazione fastidiosa della pulsazione aortica alla pressione sulla linea mediana.
  • Cute più sottile e cadente nella zona ombelicale perché non viene più sostenuta dai tessuti.
  • Smagliature intorno all’ombelico e ombelico estroflesso perché non sostenuto più dalla linea alba. A volte si creano delle ernie ombelicali.
  • Lombalgie, uno dei sintomi con maggior frequenza in quanto non ci sono più equilibri tra zona anteriore e posteriore del tronco. È possibile andare in contro ad una accentuazione della lordosi lombare.
  • Instabilità del bacino dovuta alla debolezza dei retti addominali e dei rapporti alterati tra addome e lombari.
  • Disturbi urinari dovuti alla debolezza addominale che non aiuta ad aumentare la pressione sulla vescica per svuotarla.

5. TRATTAMENTO TERAPEUTICO

Prima di addentrarci in quelle che sono le procedure per trattare una diastasi più o meno grave, vorremmo elencare alcuni accorgimenti che potrebbero diminuire il rischio della comparsa di tale patologia.

  • Durante la gravidanza è consigliato tenere posizioni più corrette possibili, sia da seduti con schiena dritta e piedi a terra, che durante il cammino
  • Eseguire sotto osservazione di un fisioterapista, una adeguata attività fisica svolta per attivare e rinforzare la parete addominale, specialmente il muscolo trasverso dell’addome, il quale è più profondo rispetto i retti, si estende per tutta la parte anteriore dell’addome e rinforzando tale muscolo si può prevenire il distanziamento dei retti addominali che si trovano in posizione più superficiale.

Inoltre gli esercizi si baseranno anche sul bilanciamento e la stabilità del bacino, potenziando i muscoli del pavimento pelvico.

Prima abbiamo descritto quello che si deve fare, mentre adesso verranno elencate alcuni passaggi che vanno evitati.

  • Rotazioni del busto
  • Posizione supina su fitball
  • Addominali che mettono in tensione i fasci muscolari superficiali
  • Trasporto di oggetti pesanti
  • Attacchi violenti di tosse

Questi ultimi sono da evitare in quanto bisogna cercare di non mettere in tensione il muscolo retto dell’addome.

Ora andiamo a vedere quello che potrebbe accadere nei casi in cui ci troveremo di fronte ad una diastasi.

Di solito nelle donne incinte non si ricorre a nessun trattamento, anche dopo il parto si tenderà a risolvere il problema in maniera spontanea. Esistono possibilità in cui, dopo il parto, si presenteranno dolori lombosacrali causati dallo squilibrio che ci sarà tra i muscoli posteriori e anteriori del tronco, o anche disturbi digestivi o urinari.

Nei casi più gravi potremmo addirittura avere le aponeurosi addominali talmente tanto alterate che l’intestino non è abbastanza protetto da possibili traumi esterni. In questi casi si ha bisogno di una sutura della linea alba, che è stata danneggiata dopo agli eccessivi stiramenti dei retti addominali, intervenendo chirurgicamente tramite l’addominoplastica.

Anche nei neonati si opta per una risoluzione spontanea, ma se comparissero ernie ombelicali o ventrali si andrebbe a ridurre il tutto chirurgicamente, ma per fortuna questi tipi di interventi nei neonati sono molto rari.

Tornando ai casi più semplici nelle donne incinte possiamo affermare che si tende a far risolvere la diastasi in maniera spontanea, serviranno infatti circa 8 settimane di tempo post parto per risolvere il problema. Ad aiutare questo processo potrebbero essere utili degli esercizi di fisioterapia.