Piani di movimento e articolazioni

INDICE:

  1. La cinematica del corpo umano
  2. Le articolazioni

1. LA CINEMATICA DEL CORPO UMANO

Quando si descrivono posizioni anatomiche e movimenti si fa sempre riferimento alla posizione anatomica, cioè stazione eretta, viso rivolto in avanti, arti superiori allineati ai fianchi, palmo delle mani rivolto in avanti, pollici e dita in estensione. È questa la posizione di riferimento rispetto alla quale sono descritti e definiti i piani e gli assi di movimento; per la maggior parte delle articolazioni rappresenta la posizione di partenza per la descrizione dei movimenti (e per la loro misurazione). 

Per quanto riguarda l’osteocinematica, essa descrive il movimento delle ossa relativamente ai tre assi e ai tre piani principali del corpo.

Per quanto riguardo gli assi, essi sono il trasverso (che divide il corpo orizzontalmente ) dove possono avvenire movimenti di flessione ed estensione, il longitudinale (che divide il corpo verticalmente) attorno al quale avvengono movimenti di torsione e rotazione e l’asse sagittale lungo il quale si possono eseguire movimenti di adduzione e abduzione.

Per quanto riguarda i piani di movimento fanno sempre riferimento alla posizione anatomica. Essi sono:

  • Piano sagittale, o mediano, corre parallelo alla sutura sagittale del cranio, divide il corpo in due parti simmetriche (destra e sinistra). Su questo piano si sviluppano movimenti di flessione ed estensione che possono essere osservati se “visti di lato”;
  • Piano frontale, o coronale, corre parallelo alla sutura coronale del cranio e divide il corpo in una parte anteriore e una parte posteriore. Su questo piano si producono movimenti di adduzione o di abduzione, che vengono osservati da “di fronte”;
  • Piano trasversale, o orizzontale, decorre parallelo all’orizzonte e divide il corpo in una parte superiore e una parte inferiore. Su di esso si sviluppano movimenti di rotazione laterale (o esterna) e di rotazione mediale (o interna), che vengono osservati “dal basso o dall’alto.

2. LE ARTICOLAZIONI

Le articolazioni vengono classificate in base alla loro capacità di movimento. Esse vengono divise in: SINARTROSI e DIARTROSI.

Le sinartrosi sono articolazioni che consentono un movimento limitato (ANFIARTROSI) o in alcuni casi addirittura assente. Possono essere fibrose, stabilizzate da tessuti connettivi densi con alta concentrazione di collagene (ad esempio le suture del cranio). Oppure possono essere cartilaginee, stabilizzate da diversi tipi di cartilagine fibrosa o ialina, spesso con collagene (ad esempio sinfisi pubica).

Le diartrosi sono, invece, articolazioni che consentono diversi livelli di movimento, possiedono una cavità articolare, una cartilagine articolare, una capsula articolare (con al suo interno una membrana sinoviale piena di liquido sinoviale), dei legamenti, dei vasi sanguigni e dei nervi sensitivi. In queste articolazioni possiamo ritrovare dei dischi intra-articolari o menischi, oppure delle borse o delle pliche sinoviali.

Queste articolazioni vengono classificate in base al tipo di movimento che producono, definito soprattutto dalla morfologia dei capi articolari a contatto:

  • ARTICOLAZIONI PIANE o ARTRODIE: sono anche dette articolazioni planari di scivolamento, proprio perché le superfici sono piatte o lievemente curve e scivolano l’una sull’altra, i movimenti permessi sono scarsi. Un esempio di articolazioni piane sono la acromio-claveare, la sterno-costo-claveare o le articolazioni tra le faccette articolari (zigapofisi) delle vertebre adiacenti;
  • GINGLIMI ANGOLARI: i ginglimi permettono movimenti angolari su un unico piano, sono articolazioni monoassiali, come ad esempio il gomito o il ginocchio;
  • TROCOIDI o GINGLIMI LATERALI: sono anch’esse monoassiali, permettono la rotazione, invece che movimenti angolari, un esempio è l’articolazione tra l’atlante e l’epistrofeo che consente le rotazioni della testa o tra il capitello del radio e l’ulna;
  • CONDILOARTROSI o ELISSARTROSI: in queste articolazioni una superficie articolare ovale prende contatto con una depressione congruente sulla superficie opposta, determinano un movimento angolare che si sviluppa su due piani, un esempio sono le articolazioni tra il metacarpo e le falangi delle ossa carpali o tarsali o l’articolazione tempro-mandibolare;
  • ARTICOLAZIONI A SELLA o PEDARTROSI: possiedono faccette articolari complesse a forma di sella, concave su un asse e convesse sull’altro. Sono articolazioni molto mobili e consentono ampi movimenti, tranne movimenti di rotazione, un esempio è l’articolazione della base del pollice o quella tra carpo e metacarpo;
  • ENARTROSI o SFERARTROSI: sono dette articolazioni a sfera, in quanto un capo articolare è a forma sferica che si inserisce nell’altro capo articolare a forma concava, un esempio può essere l’articolazione coxo-femorale dell’anca o scapolo-omerale della spalla (se ti sei perso l’articolo sulle articolazioni della spalla clicca QUI).

[FONTI IMMAGINI: D. A. Neumann, Kinesiology of the musculosketal system. Foundations for rehabilitation, s.l., MOSBY ELSEVIER (2010), Second edition.]